Isee, bloccata la riforma. Il riccometro non colpirà più i furbetti del welfare. I punti controversi

La riforma dell'Isee inciampa sul coefficiente familiare e cade per varie pressioni "elettorali". Addio allo strumento per dare la caccia ai finti poveri

Doveva essere l’altra punta, insieme al redditometro, nella partita contro i furbi ma per ora non scenderà in campo. Il nuovo "riccometro",  ovvero l’Isee, l’Indicatore della situazione economica equivalente, è stato bloccato un attimo prima del varo. La riforma dello strumento doveva servire a rendere più efficace la caccia ai finti poveri, cioè quei contribuenti che dichiarano una situazione economica più bassa del reale per usufruire abusivamente di precedenze nell’accesso a molti servizi sociali, come gli asili nido, o godere di agevolazioni economiche, come le rette universitarie ridotte o – di nuova introduzione – gli sconti sui libri di testo e sulle bollette domestiche.

Una guerra elettorale

Le pressioni per bloccare il riccometro sono venute principalmente dalla Regione Lombardia, unica tra le 20 regioni, e dal Forum delle famiglie (vicino alla Cei). Maurizio Lupi, esponente del Pdl, ha dichiarato "una riforma così non può essere trattata come un atto di ordinaria amministrazione da un governo dimissionario". Un’obiezione di metodo, dunque, ma anche di merito: "Non c’è il coefficiente famigliare come noi avevamo chiesto, né si calcolano i costi della famiglia per accedere ai servizi, il governo non ha recepito le nostre osservazioni".

Un intervento che ha suscitato l’irritazione del ministro Fornero, che lavorava da tempo alla riforma dell’Isee e che ritiene si sia "sprecato un lavoro fatto con grande serietà e durato molti mesi", temendo che ormai non se ne farà più nulla. In merito a queste obiezioni dell’ultimo minuto, il sottosegretario al Welfare Cecilia Maria Guerra ha rincarato la dose: "non capisco perché la Lombardia non le abbia portate avanti prima ma solo adesso, non vorrei che sia tutta una manovra da campagna elettorale".

Gli interventi richiesti e quelli già previsti

Che si tratti di una tema "strategico" in una campagna elettorale basata in gran parte sul fisco è evidente. La questione controversa del coefficiente familiare – cioè un maggior peso della dimensione della famiglia nella valutazione della sua ricchezza – non è l’unica. Rispetto alla prima versione erano già stati ritoccati altri punti:

• le spese sanitarie per i disabili possono essere detratte dal computo della ricchezza familiare fino a un limite di 5.000 euro;
• anche gli assegni di mantenimento (gli "alimenti" dell’ex coniuge) non saranno più conteggiati (nella prima versione lo erano);
• il reddito di lavoro dipendente è calcolato con una franchigia di 3mila euro;
• per la prima casa è prevista una franchigia di 5mila euro sul valore catastale (calcolato come per l’Imu);
• per chi vive in affitto il canone di locazione va detratto fino a un massimo di 7mila euro.

 

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