In arrivo l’Ici per la Chiesa. Fine del privilegio per gli immobili a uso commerciale

Per evitare le sanzioni europee il governo Monti vuole abolire l'esenzione dall'Ici per gli immobili della Chiesa cattolica utilizzati a fini di lucro

Se concorrenza dev’essere, che sia per tutti. E’ questo il principio che sta dietro il documento che il premier Mario Monti presenterà in questi giorni al segretario di Stato vaticano Bertone e al presidente della Cei Bagnasco. Il tema è di quelli spinosi: l’Ici (o meglio, l’Imu) sugli immobili di proprietà della Chiesa cattolica. Un’imposta che gli edifici religiosi attualmente non pagano ma che l’attuale governo vuole ripristinare.

In Italia 1 immobile su 5 è della Chiesa

L’esenzione, introdotta dal governo Berlusconi nel 2005, riguarda tutti gli immobili ecclesiastici, a prescindere dal loro utilizzo. Non fa differenza fra una chiesa e un albergo. Non importa se nell’immobile si esercita un’attività di culto, sociale o commerciale. All’esclusione totale dall’Ici si aggiunge una riduzione del 50% dell’Ires, l’imposta sul reddito delle società. Un privilegio che non può più durare, soprattutto in tempi di manovre fiscali che chiedono sacrifici a tutti.

Il valore dell’esenzione, tra l’altro, è enorme se si considera che quasi il 20% del patrimonio immobiliare italiano appartiene alla Chiesa. Le stime catastali parlano di 100mila fabbricati, il cui valore complessivo si aggirerebbe attorno ai 9 miliardi di euro.

Stop all’esenzione solo per gli immobili commerciali

Inoltre, quando si tratta di immobili in cui si svolgono attività a fini di lucro, l’esenzione altera la concorrenza con i altri soggetti commerciali “laici” che l’Ici la pagano. L’Unione Europea ci ha già bacchettato per questo, aprendo nell’ottobre 2010 una procedura d’infrazione contro l’Italia per aiuti di Stato illegittimi. La sentenza finale è attesa nei prossimi mesi ma quasi certamente sarà di condanna.

E’ probabilmente questo il motivo principale principale per cui il governo ha deciso di mettere mano alla tanto discussa agevolazione. Che rimarrà solo per gli edifici dedicati al culto (chiese) o ad attività con fini sociali (oratori, mense dei poveri ecc.). Pagheranno invece l’intera imposta tutti gli immobili che svolgono attività commerciali (alberghi, palestre ecc.) o comunque che generano un lucro (scuole, case di cura ecc.). Non è detto che questo ci metterà al riparo dalle sanzioni europee (che faranno comunque riferimento al periodo precedente) ma certamente sarà un bel colpo per le affaticate casse dello Stato. (A.D.M.)

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