Imu, tassa di soggiorno, cedolare e registro: i numeri del federalismo

Nuove imposte e aliquote ancora incerte. Il federalismo fiscale prende forma. Ma sarà sempre un vantaggio per i contribuenti?

Ultimi giorni di gestazione per il federalismo municipale, ma il parto si annuncia molto travagliato e soprattutto il peso fiscale della nuova creatura è ancora del tutto incerto. Non si placa il balletto di aliquote per le nuove imposte a misura di comune. Il ministro Calderoli incontra l’Anci, l’Associazione dei comuni italiani, nella speranza di incassare il consenso finale dai diretti interessati. Si tratta infatti di una riforma di importanza vitale per le casse degli enti locali e la trattativa per definirne “in corsa” la portata è febbrile. Cerchiamo di fare il punto della situazione in merito a quattro assi portanti della riforma.

L’Imu batte l’Ici

La nuova imposta municipale, che sostituirà l’Ici dal 2014 (accorpando anche l’eventuale addizionale comunale Irpef) ed è essenziale per i futuri bilanci comunali, non ha ancora un’aliquota definita. Gli ultimi orientamenti del governo fissano l’aliquota al 7,5 per mille ma si sono fatte ipotesi più alte, dell’8,5 per mille o anche superiori. Anche nell’ipotesi migliore, comunque, sarà più alta dell’attuale aliquota Ici massima che è del 7 per mille (e molti comuni applicano aliquote più basse).

Un soggiorno costoso

Altra fonte di entrate – almeno per i comuni più fortunati – sarà l’imposta di soggiorno, che viene introdotta non solo nei capoluoghi di provincia ma in tutti i comuni a vocazione turistica, anche quelli di piccole dimensioni. Ma con un peso altamente variabile: di pagherà un tributo dallo 0,5 al 5% sul prezzo di una notte d’albergo variabile in base alla categoria della struttura ricettiva, al periodo dell’anno e alla tipologia di turisti (scolaresche, anziani, famiglie). E’ da notare che questo contributo alle casse del comune viene, per definizione, da un contribuente che non risiede in quel comune.

Cedolare poco conveniente

Doveva debuttare il 1° gennaio ma la cedolare secca sulle locazioni è rimasta ferma in attesa delle aliquote definitive. Ora sembrano confermate le due percentuali del 23% per gli affitti a canone libero e del 20% per quelli a canone concordato (molto meno diffusi). Un livello, come abbiamo già detto, che rende poco conveniente questa forma di tassazione per chi ha redditi bassi: infatti applicando il regime Irpef ordinario (e sfruttando le detrazioni d’imposta) si ottiene di fatto una tassazione inferiore.

Un’unica imposta per chi compra casa

Un altro pilastro della riforma municipale riguarda la tassazione della compravendita di case. Dal 2014 le attuali imposte di registro, ipotecarie e catastali e di bollo per i trasferimenti immobiliari saranno sostituite da un sola imposta con aliquota al 9% per i beni immobili in genere e al 2% sulla prima casa. E’ comunque prevista una soglia minima di 1.000 euro. (A.D.M.)

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