Imu, lo stop di Berlusconi

Il premier non vuole la nuova imposta dei Comuni. Avrebbe sostituito almeno tre tributi

Doveva essere la nuova imposta dei Comuni. Conosciuta come Imu (Imposta municipale unica) avrebbe raggruppato i diversi tributi locali.
Ma il condizionale – passato – è d’obbligo. Almeno ne è convinto Sergio Rizzo sul Corriere della Sera, secondo cui il premier, Silvio Berlusconi, non avrebbe alcuna intenzione di tenere al battesimo una nuova imposta.

L’abortita Imu avrebbe compreso i tributi legati agli immobili – possesso, trasferimento del bene – destinati all’accorpamento, dunque: l’Ici, l’imposta ipotecaria e catastale, l’imposta di registro e Irpef riconducibile agli immobili. Inoltre era prevista la possibilità di introdurre un’addizionale, attraverso la quale i Comuni avrebbero potuto riunire vari balzelli: dalla Tarsu alla Tosap, dalla Cosap all’imposta sulla pubblicità.

Ma non solo, con piccole rimodulazioni sarebbe stato possibile recuperare il gettito perso dall’abolizione dell’Ici sulla prima casa.

Berlusconi, evidentemente, non ha dimenticato che una delle promesse in campagna elettorale è stata proprio l’abolizione dell’imposta sugli immobili e non è disposto a fare passi indietro.
E alla decisione del premier sembra adeguarsi anche il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti. “Noi non metteremo tasse sulla prima casa”, ha detto Tremonti al termine del Consiglio dei ministri. “La prima casa è un bene costituzionale e non ci sembra giusto tassarla”, ha aggiunto il ministro, secondo il quale la tassa potrà tornare se vinceranno le opposizioni. Il governo, ha detto infine, “sta studiando la cedolare secca sugli affitti, pensiamo di dare un grande recupero di gettito ai Comuni”.

Imu, lo stop di Berlusconi