L’Imu che verrà: stangata sulle seconde case e sulle prime oltre i 150mq. Salgono le aliquote

Le ultime ipotesi al vaglio. I costi della manovra sull'Imu, tra 2 e quasi 6 miliardi sembrano comunque lontani dalle disponibilità di copertura. Il tempo stringe e i Comuni rialzano le aliquote

Il tempo stringe. Il governo ha tempo fino al 31 agosto per trovare una soluzione al superamento dell’Imu sulla prima casa nell’ambito di una revisione della tassazione sugli immobili (oltre che per individuare le coperture necessarie a evitare l’aumento dell’IVA che scatterebbe dal 1 ottobre).
Se l’esecutivo non trova una soluzione condivisa, si tornerà ad applicare l’Imu in toto (acconto di giugno compreso).

ALIQUOTE, CORSA AL RIALZO

In attesa di capire cosa accadrà, i Comuni si vedono costretti a inasprire le aliquote sulla seconda casa, uniche entrate certe di tutto il pacchetto-Imu.
Fatto è che numerosi enti locali hanno scelto di aumentare le aliquote al valore massimo, il 10,6 per mille, con un rincaro sostanzioso rispetto all’anno scorso. E’ il caso, ad esempio, di Ivrea, dove l’aliquota Imu sulla prima casa sale 6 per mille (era al 4,4 nel 2012), al 10,6 per le seconde case e al 9,6 per gli immobili industriali; a Reggio Emilia è stato deciso di portare l’Imu sull’abitazione principale al 5 per mille, e quella sulla seconda al 10,6; Prato si appresta a ritoccare le imposte su seconde case con il medesimo metro. Aliquota massima (10,6) anche a Colosimi (Cosenza) e Cascina (Pisa), Cerveteri (Roma), Ravenna e Cesenatico.
I Comuni hanno tempo di ritoccare le aliquote fino al 30 settembre e la corsa al rialzo si teme riservi ancora non poche sorprese.

 
IMU PRIMA CASA OLTRE I 150 MQ

Intanto, le soluzioni al vaglio del Tesoro per sciogliere il nodo della tassa sugli immobili si arricchisono di nuove ipotesi. L’ultima nata prevede per il 2013 l’Imu sulla prima casa se questa supera i 150 metri quadri (10 vani) indipendentemente dalla classe catastale ed ex case popolari di pregio. "Dimensioni maxi che si trovano solo in palazzine di lusso ma che spesso il nostro vecchio e logoro catasto classifica come di tipo economico se non popolare", srive in merito La Stampa.
 

E’ questa la direzione alla quale sembra tendere anche il viceministro dell’Economia, Stefano Fassina convinto che eliminare l’aumento dell’Iva a ottobre sia "una priorità" e che le risorse potrebbero essere ottenute mantenendo l’Imu sul 15% di prime case di maggior valore, cancellando così l’imposta municipale per l’85% delle prime abitazioni. Secondo Fassina, con i due miliardi di incassi che si stima si ricaverebbero adottando questa soluzione, si potrebbe "scongiurare l’aumento dell’Iva, o fare un intervento fiscale sui redditi più bassi o la cig in deroga, perchè la disoccupazione continua ad aumentare".
Il rischio, però, è che a pagare potrebbero essere anche abitazioni effettivamente popolari e in strato di reale degrado pur superando i 150 metri quadri.

LE ALTRE IPOTESI

1) cancellare l’Imu temporaneamente, per poi accorparla/incorporarla l’anno prossimo con la Tares, arrivando a formulare a una service tax;
2) aumentare la franchigia che dà diritto all’esenzione dalla tassa sugli immobili, portandola dai 200 euro attuali (incrementati di 50 per ogni figlio), sino a 600 euro;
3) prevedere esenzioni in funzione del valore catastale dell’immobile. Ma questo punto presuppone la riforma del catasto per la quale non si prevedono tempi rapidi;
4) esentare dal pagamento in base ai valori di mercato censiti dall’agenzia del Territorio;
5) esentare dal pagamento in base al numero di vani e di metri quadrati dell’abitazione, in relazione al numero di componenti il nucleo familiare.

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