Imu, i sindaci possono aumentare le detrazioni fino ad azzerarla. Parola di viceministro

Grilli, viceministro dell'Economia, ha dichiarato che i comuni possono eliminare di fatto l'Imu sulla prima casa agendo sulle detrazioni "standard"

L’Imu vi fa paura? Sperate nei sindaci. Le amministrazioni comunali potrebbero decidere autonomamente di eliminare di fatto la nuova imposta sulla prima casa. Lo ha detto il viceministro dell’Economia Vittorio Grilli rispondendo a un’interrogazione parlamentare: “I comuni, nell’esercizio della loro potestà regolamentare, possono disporre incrementi della detrazione per abitazione principale (pari a 200 euro) fino a concorrenza dell’imposta dovuta, esentando nei fatti l’immobile da imposizione”.

In parole più semplici, i comuni potranno aumentare le attuali detrazioni di:

  200 euro per tutti gli immobili che sono abitazioni principali,
oltre a
  50 euro per ogni figlio sotto i 26 anni fino a un massimo di 4 (quindi detrazione max: 200 euro),

che già oggi possono abbattere notevolmente l’Imu da pagare. Un ulteriore aumento delle detrazioni potrebbe portare ad un azzeramento dell’imposta.

Il vice di Monti, d’altro canto, ha difeso la scelta di reintrodurre un prelievo fiscale sull’abitazione principale ricordando che “l’Italia è il paese con la più bassa tassazione della proprietà immobiliare tra i principali paesi Ocse”.

“Si consideri poi – ha proseguito – che il gettito complessivo stimato derivante dall’Imu sulla prima casa è di circa 3,4 miliardi di euro, sostanzialmente equivalente a quello dell’Ici sull’abitazione principale (circa 3 miliardi di euro)”. Per Grilli, “la media del prelievo per immobile è di circa 235 euro. Su circa 24,3 milioni di proprietari di immobili, 17,5 milioni verseranno l’Imu e circa 6,8 milioni saranno esenti da imposizione”. Resta da capire quali saranno i comuni che potranno permettersi di rinunciare volontariamente a un gettito così sostanzioso.

La prima casa si restringe

Intanto si avvicina la scadenza di giugno per la prima rata dell’Imu e dal ministero dell’Economia arrivano i primi chiarimenti. In particolare sul concetto di “abitazione principale” che ha subito alcune modifiche dopo la conversione in legge del decreto sulle semplificazioni fiscali.

Due i principi fondamentali per definire la “prima casa”:

  Dev’essere una sola unità immobiliare: se il contribuente risiede in una casa composta da più unità immobiliari le agevolazioni per l’abitazione principale valgono solo per una di esse e le altre “porzioni” pagano come seconde case.

  Dev’essere il luogo di dimora abituale e residenza anagrafica del possessore e del suo nucleo familiare: quindi, nel caso in cui i coniugi stabiliscano la residenza in due immobili diversi nello stesso comune, solo uno di questi sarà considerato prima casa. Un modo per bloccare fenomeni di elusione fiscale. Diverso è se i coniugi risiedono in due comuni diversi: in questo caso possono essere considerate entrambe prime case.

Inoltre la prima casa può avere una sola pertinenza (box, cantina, soffitta) alla quale applicare il regime agevolato: se sono più di una, sta al contribuente scegliere quale.

Imu, i sindaci possono aumentare le detrazioni fino ad azzerarla. Paro...