Imu, gli immobili della Chiesa si salvano ancora. Buco di 600 mln da recuperare sui contribuenti

Per gli edifici a uso misto (commerciale e non) mancano i criteri per il calcolo dell'Imu. Il mancato incasso nel 2012 potrebbe portare a un aumento dell'aliquota

La notizia è di quelle destinate a creare polemiche soprattutto nell’imminenza della seconda scadenza dell’Imu. Il pagamento dell’imposta per molti immobili della Chiesa cattolica con tutta probabilità salterà anche per il 2012. Colpa del ritardo del decreto attuativo della norma contenuta nel pacchetto liberalizzazioni che introduce il pagamento per gli immobili in cui si svolgono attività commerciali, anche solo in parte. La fine del privilegio dunque slitterà all’anno prossimo e c’è il rischio che il mancato incasso – si stima di 600 milioni – verrà recuperato sugli altri contribuenti con un aumento dell’aliquota.

Storia di un privilegio (in)finito

Con il decreto sulle liberalizzazioni di inizio d’anno (art. 91-bis) il governo aveva messo mano alla tanto discussa agevolazione di cui beneficiava da sempre la Chiesa cattolica che prevedeva l’esenzione dall’Ici (poi diventata Imu) per tutti gli immobili di sua proprietà. Un patrimonio immobiliare di circa 100mila fabbricati il cui valore stimato si aggira attorno ai 9 miliardi di euro. L’Unione Europea ci aveva già bacchettato per questo, aprendo nell’ottobre 2010 una procedura d’infrazione contro l’Italia per aiuti di Stato illegittimi che alterano la concorrenza con altri soggetti commerciali “laici”.

La nuova norma concede quindi l’esenzione solo agli edifici dedicati al culto (chiese) o ad attività con fini sociali (oratori, mense dei poveri ecc.). Devono pagare invece l’intera imposta tutti gli immobili che svolgono attività commerciali (alberghi, palestre ecc.).

Il problema non si pone per gli edifici ecclesiastici interamente dedicati ad attività commerciali. Il ministero dell’Economia ha precisato che la norma del decreto liberalizzazioni è già in vigore, senza necessità di decreti attuativi, e questi immobili versano l’Imu da subito.

Più complessa invece è la sorte degli immobili parzialmente dedicati ad attività commerciali (e sono sicuramente la maggior parte). In questi casi l’edificio è esente dall’Imu solo “in proporzione all’utilizzazione non commerciale dell’immobile quale risulta da apposita dichiarazione”. La dichiarazione va presentata entro il 2012 per calcolare la quota da versare nel 2013 ma mancano ancora il modello apposito e i criteri per individuare le superfici soggette alla tassazione. Il ritardo rischia di far slittare al 2013 la verifica degli immobili da tassare e quindi al 2014 il primo pagamento effettivo.

Il governo alzerà le aliquote per recuperare 600 milioni?

Un inconveniente non da poco se si considera che produrrà per quest’anno – si stima – un buco di gettito di 600 milioni di euro. Denaro che lo Stato potrebbe decidere di recuperare aumentando le aliquote Imu.

Va ricordato, infatti, che – oltre al margine di oscillazione delle aliquote del +/-0,2%  per la prima casa e del +/-0,3% per la altre abitazioni lasciato a discrezione dei comuni – la legge prevede che il governo entro il 10 dicembre possa ritoccare le aliquote base – ora 0,4% sulla prima casa e 0,76% sulle seconde – se il gettito è inferiore alle aspettative.

Col saldo di dicembre, quindi, oltre all’aumento già previsto delle aliquote comunali, potremmo avere la triste sorpresa di un rincaro statale. Proprio in questi giorni il ministero dell’Economia  ha dichiarato che il provvedimento attuativo sta per essere varato. Una speranza per milioni di contribuenti. (A.D.M.)

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