Niente Imu alla Chiesa: si allarga il concetto di non profit per salvare scuole e cliniche private

Esenzione dall'Imu per strutture sanitarie, scolastiche, sportive di proprietà degli enti religiosi. Basta che applichino tariffe "simboliche". Un concetto piuttosto vago che allarga le maglie e rischia di costare allo Stato 3 miliardi di multa da Bruxelles

Niente redistribuzione degli utili, attività assistenziali “complementari o integrative” a quelle pubbliche e prezzi “simbolici”. Sono alcuni dei requisiti per considerare “non commerciale” l’attività svolta negli immobili di proprietà della Chiesa cattolica ed esentarla dal pagamento dell’Imu. Lo prevede il regolamento sugli edifici a uso “misto”, ovvero per attività di culto, sociali ecc. assieme ad attività commerciali. Con questo blitz normativo, che arriva dopo la bocciatura della prima versione del decreto da parte del Consiglio di Stato, il governo rischia di perdere un gettito stimato di 500 milioni di euro e soprattutto di vedersi recapitare da Bruxelles una sanzione di 3 miliardi per aiuti di Stato illegittimi.

Poche modifiche allo statuto
per non pagare l’Imu

Il “regalo” alla Chiesa passa attraverso un allargamento della definizione di ente e di attività “non commerciale“. Per risparmiare l’Imu nel 2013 sarebbero sufficienti piccole modifiche “al volo” negli statuti di scuole, alberghi e cliniche private:

divieto di distribuzione degli utili e obbligo di reinvestirli per scopi sociali;
obbligo di devoluzione del patrimonio al momento dello scioglimento a un altro ente non profit con analoga attività.

Fin qui saremmo ancora nell’ambito dei valori del non profit. Ma quando si passa al concreto le cosa cambiano. Gli ospedali e la case di cura di proprietà di enti religiosi saranno esentati se accreditati o convenzionati con gli enti pubblici e se le loro attività si svolgono “in maniera complementare o integrativa rispetto al servizio pubblico” a titolo gratuito o con rette “di importo simbolico”. Lo stesso vago concetto di “simbolico” viene adottato per gli immobili dove si svolgono attività culturali, sportive e ricreativa.

Per le scuole private di ogni ordine e grado (dalle scuole materne alle università) l’esenzione scatta se viene riconosciuta l’attività paritaria con gli istituti statali e se non c’è discriminazione degli alunni.

Insomma la partita si gioca sulle definizioni. E devono esserci in ballo grossi interessi se il governo ha utilizzato un provvedimento di tutt’altra natura – il decreto enti locali, ora in fase di conversione in legge – per inserire due righe in un comma nascosto (il 6° dell’articolo 9) che  allargano il suo potere d’intervento lasciandogli la possibilità di definire il “rapporto  proporzionale, nonché i requisiti, generali e di settore, per qualificare le attività (…) come  svolte con modalità non commerciali”. Il Vaticano ringrazia. (A.D.M.)

Niente Imu alla Chiesa: si allarga il concetto di non profit per salva...