Il Tfr va in busta paga, ma con batosta fiscale dietro l’angolo

Nella bozza della legge di Stabilità il Tfr in busta sarà facoltativo e soggetto a tassazione ordinaria

Alla fine il Tfr direttamente nella busta paga dei lavoratori ha trovato spazio nella bozza di legge di Stabilità presentata mercoledì dal governo. A differenza di quanto ventilato nelle settimane precedenti, però, il "bonus" non sarebbe (il condizionale è d’obbligo fino all’approvazione definitiva) soggetto a tassazione agevolata, bensì a tassazione ordinaria secondo le aliquote progressive, aggiungendosi dunque all’imponibile. Dal punto di vista dei costi/benefici, l’opzione Tfr direttamente in busta non sembra conveniente, specie per i redditi medio alti.

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LA DURATA – Sarà possibile destinare anche tutto il Tfr maturato nel corso dell’anno in busta paga a partire dalle retribuzioni del primo marzo 2015 fino al 30 giugno 2018. Vale solo per i dipendenti privati (esclusi settore agricolo e badanti): è su base volontaria ma, una volta partita, la richiesta sarà irrevocabile fino al 2018.

IL RUOLO DELLE BANCHE – Il Tfr in busta paga è dunque realtà, anche per l’accordo raggiunto con le banche che funzioneranno in pratica da tesoreria per l’anticipo effettivo ma avranno la doppia garanza statale (Inps e un fondo con 100 mln di dotazione) in caso di mancata restituzione da parte delle imprese. Inoltre, gli istituti di credito che anticiperanno alle imprese le risorse per pagare il Tfr in busta paga avranno la stessa remunerazione che oggi viene garantita al Tfr in azienda (1,5% più lo 0,75% del tasso d’inflazione).

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