Il prestito della speranza: chiesa e banche insieme contro la crisi

Da un accordo tra Cei e Abi uno strumento di sostegno alle famiglie in difficoltà economiche e alle piccole imprese. Prestiti fino a 6mila euro al tasso del 4%. Chi può ottenerli e come

Da sempre in Italia ci sono due soggetti che sostengono, e spesso sostituiscono, un welfare barcollante, soprattutto in tempi di crisi. Il primo è la famiglia, magari quella di origine, con i genitori che danno un “aiutino” ai figli attingendo a risparmi o pensioni. L’altro è la chiesa cattolica. Criticabile o meno nelle modalità, la sue rete di sostegno ai più bisognosi è un dato storico.

Una versione aggiornata di questo ruolo tradizionale della chiesa è il “Prestito della Speranza“, l’iniziativa promossa dalla Cei (Conferenza Episcopale Italiana) in associazione con l’Abi (Associazione Bancaria Italiana), che quest’anno è alla sua seconda edizione. Si tratta – come dichiara il sito dell’iniziativa – di un fondo straordinario di garanzia con 30 milioni di euro destinato a sostenere l’accesso al microcredito:

per le famiglie che hanno subìto una significativa riduzione del reddito da lavoro (per un ammontare di 25 milioni),

per gli imprenditori individuali, le società di persone e le cooperative che vogliono avviare o sviluppare una attività imprenditoriale (5 milioni).

Il fondo è raddoppiato rispetto all’anno scorso (nel 2010 la disponibilità era di 15 milioni). Inoltre gli importi complessivi potranno essere  ulteriormente incrementati da donazioni private tramite versamenti su un conto corrente bancario o postale.

Chi può beneficiarne

Nel 2010 a causa dei criteri molto rigidi per accedere agli aiuti erano state presentate solo 700 domande ed erano stati erogati soltanto 150 prestiti. Per il 2011 le maglie sono state allargate. Ad esempio è stato cancellato il requisito di “famiglia numerosa” (con almeno tre figli) e quest’anno lo strumento è accessibile anche alle famiglie senza figli.

Verranno prese in considerazione le domande di coppie sposate (accettati anche i matrimoni civili o celebrati da un ministro di un’altra confessione) che si trovino in difficoltà economiche (soprattutto se causate dalla perdita del lavoro). Le coppie divorziate sono ammesse solo nel caso in cui il prestito sia richiesto dal coniuge che ha in carico i figli.

Toccherà alle parrocchie la prima selezione delle domande. Queste invieranno successivamente le richieste agli uffici diocesani che valuteranno la sussistenza dei requisiti e, nel caso, inoltreranno la richiesta di finanziamento all’istituto di credito (che dovrà dare risposta entro 15 giorni).

Il prestito

A elargire materialmente il prestito sarà una delle banche aderenti all’iniziativa. Il fondo infatti funge da garante nei confronti del beneficiario. Questi gli importi e le condizioni dei prestiti:

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alle famiglie (microcredito sociale):
– importo massimo: 6.000 euro, erogabili in rate da 500 euro mensili o in modalità da concordarsi tra banca e richiedente;
– tasso annuo effettivo (Taeg): massimo 4%;
– piano di restituzione: rate mensili secondo un piano di ammortamento prestabilito che decorrerà dopo 12 mesi dalla delibera;
– se viene meno lo stato di necessità l’erogazione potrà essere sospesa.

alle imprese:
– importo massimo: 25.000 euro;
– tasso annuo effettivo (Taeg): non superiore al tasso effettivo globale medio (Tegm) di quella  categoria di operazioni, decurtato del 30%;
– piano di restituzione: come per il microcredito sociale.
 

(A.D.M.)

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