Grecia, l’aumento dell’Iva lo pagheranno i turisti

Grazie al principio della destinazione, nessuna conseguenza per gli operatori economici

Il sensibile aumento dell’Iva greca (che passerà dal 21 al 24%) non avrà conseguenze per gli operatori economici italiani, mentre comporterà rincari per i consumatori che acquisteranno beni e servizi dal paese ellenico. A pagare un conto salato saranno soprattutto i turisti.

Questo è il risultato della disciplina comunitaria dell’imposta che fondata sul principio della tassazione nel paese di destinazione, anziché quello di origine.
Infatti l’Iva è un’imposta neutra per gli operatori, che tramite il diritto alla detrazione di quanto pagato recuperano immediatamente sotto forma di credito nei confronti dell’amministrazione, l’importo dovuto ai fornitori di beni e servizi. Un meccanismo rafforzato del principio comunitario della destinazione.

Funziona così. Se un operatore italiano acquista merce da un opratore greco, e la merce si sposta in Italia, il primo riceverà dal secondo una fattura senza indicazione dell’Iva. Il soggetto italiana la integrerà con l’imposta applicata in Italia.

I reali destinatari dei rincari saranno dunque i consumatori. In particolare i turisti italiani che andranno in Grecia. Soggiorno e acquisti costeranno sicuramente di più

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