Giugno, arriva il Tax Freedom Day. Sempre più in ritardo

Quest'anno la "liberazione" dalle tasse arriva il 24 giugno, un giorno dopo rispetto al 2010 e 17 giorni rispetto al 1990. Per gli italiani aumenta il prelievo fiscale e diminuisce la spesa sociale

Per molti giugno è un mese di sollievo: inizia l’estate, finisce l’anno scolastico, si intravedono le ferie. Ma c’è una ragione meno conosciuta e più trasversale per gioire: a giugno cade il Tax Freedom Day, il giorno di liberazione dalle tasse. La data, cioè, in cui si smette di lavorare per pagare imposte e contributi e si inizia a guadagnare per sé e la propria famiglia. Dopo più di cinque mesi di stipendio andati allo Stato.

Il giorno dell’indipendenza dal fisco

Si tratta naturalmente di una data simbolica “inventata” in America per dare un misura (suggestiva) della pressione fiscale. Che in Italia da 20 anni a questa parte è in costante aumento. Secondo le analisi dell’Ufficio studi dell’Associazione artigiani di Mestre, quest’anno il Tax Freedom Day cade il 24 giugno. E’ un triste record: si tratta del ritardo massimo dal 1990. In quell’anno il giorno di liberazione cadeva il 7 giugno, nel 1998 il 17 giugno, poi ha continuato a salire senza sosta. L’anno scorso era il 23 giugno, 24 ore di tasse in meno.

Parliamo ovviamente di una tassazione media, calcolata su alcune categorie di lavoratori (impiegati e operai). Per chi ha redditi più bassi la liberazione fiscale arriva prima, ma sempre dopo rispetto agli anni scorsi.
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L’aumento della pressione fiscale è dovuto in parte al cosiddetto fiscal drag (drenaggio fiscale), una maggiorazione “automatica” delle imposte: la crescita dell’inflazione e i rinnovi contrattuali fanno aumentare i redditi ma in molti casi questo fa scattare un’aliquota fiscale maggiore che in pratica “riassorbe” l’incremento di reddito.

In Italia, prelievo alto e welfare basso

Sempre la Cgia di Mestre ha appena calcolato il peso tributario medio per ogni italiano (fatto di sole tasse, imposte e tributi): 7.359 euro all’anno. In Germania, un paese in netta crescita economica e che dunque dovrebbe avere un prelievo fiscale maggiore, la quota pro capite è di 6.919 euro. Tra i principali paesi dell’area euro solo la Francia sta peggio di noi con 7.438 euro di tasse annue. Ma i cugini transalpini vengono ricompensati con una spesa sociale pro capite di 10.776 euro,  mentre a noi italiani – tra spese per la sanità, l`istruzione e la protezione sociale – vengono restituiti sotto forma di welfare solo 8.023 euro. (A.D.M.)

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Giugno, arriva il Tax Freedom Day. Sempre più in ritardo