Giù l’Irpef e su l’Iva. Le prime (timide) ipotesi di riforma fiscale

Dietro i "no comment" di Tremonti fioccano le indiscrezioni. Si parla di riduzione dell'aliquota Irpef del 23% al 20% e aumento dell'Iva dal 20 al 21%

Per Giulio Tremonti è una roulette russa. Il dito sul grilletto è, da una parte, quello di Berlusconi e la Lega che gli chiedono di tirar fuori dal cilindro il coniglio magico che raddrizzi le sorti del governo e della maggioranza indeboliti dall’esito delle amministrative: e il gioco di prestigio si chiama ancora una volta “meno tasse per tutti“. Dall’altra parte ci sono invece i mercati internazionali e l’Unione Europea pronti entrambi a chiudere le porte all’Italia se solo percepissero un cedimento della linea di rigore sui conti pubblici. Per il nostro ministro dell’Economia la scelta è dura: finire impallinato da una crisi di governo, dalla bocciatura dell’Europa o dalla sfiducia dei mercati?

E’ dovuta a questo precarissimo equilibrio l’estrema reticenza di Tremonti sulla riforma fiscale, così invocata da altre parti. E’ tutto un “no comment”. Eppure, come sempre in questi casi, le indiscrezioni abbondano e sono in molti a sostenere che Tremonti abbia già in testa delle ipotesi per la riforma da 40 miliardi. Eccone alcune:

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Abbassamento della prima aliquota Irpef dal 23 al 20%. L’operazione otterrebbe sicuramente l’obiettivo richiesto del premier, quello di aumentare il consenso verso il governo, perché si tratta di un’aliquota su cui si concentra quasi la metà dei contribuenti. Ma ha un costo elevatissimo, più di 13 miliardi. Una perdita di gettito che non possiamo certo permetterci. E quindi dopo la “carota“, nella riforma fiscale arriverebbero i “bastoni“.

Aumento dell’aliquota Iva. Potrebbero salire due aliquote su tre:
– l’aliquota ridotta (che si applica ad alcuni generi alimentari, ai servizi turistici e di ristorazione e ad alcuni lavori edili) passerebbe dal 10 all’11%;
– l’aliquota ordinaria, la più diffusa, passerebbe dal 20 al 21%.
Rimarrebbe invece invariata al 4% l’aliquota minima (quella sui generi di prima necessità).


 
Armonizzazione della tassazione sulle rendite finanziarie al 20%.

Taglio dei regimi fiscali di favore. Si è già riunito un tavolo per esaminare gli sconti e le detrazioni fiscali e ha classificato circa 20 regimi ”speciali” su cui agire.

Tra i rumors rispuntano anche i condoni, anche se il governo ha sempre smentito di volerne introdurre di nuovi, e l’aumento a 65 anni dell’età pensionabile delle donne che lavorano nel settore privato come è già avvenuto nel pubblico. Tutte ipotesi, per ora, ma i tempi stringono e presto si dovrà capire dove cadrà la scure. (A.D.M.)

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