Fisco a doppia aliquota, chi ci guadagna

Due sole aliquote Irpef anziché le attuali cinque. Senza dubbio una semplificazione. Che però fa risparmiare 13 mila euro di tasse all'anno a chi ne guadagna 100 mila

Forse aspettano di compiere diciott’anni per il debutto in società. Ora ne hanno solo sedici, si parla di loro da quando sono nate, ma nessuno le ha ancora viste all’opera e ci si limita a fare delle previsioni sulle loro “performance”. Stiamo parlando delle due aliquote di tassazione Irperf, riproposte in questi giorni dal premier Silvio Berlusconi. Furono il cavallo di battaglia della sua “discesa in campo” del 1994 e tuttora rappresentano, nelle sue intenzioni, la riforma fiscale definitiva.

Nell’attesa di capire se il varo di questa riforma è realmente possibile o se comporta, come dice qualcuno, una perdita di gettito insostenibile per le casse dello Stato, quello che si può fare è una stima degli effetti. La Cgia (Associazione delle piccole imprese) di Mestre conferma, numeri alla mano, la prima intuitiva impressione: con questa riforma i più avvantaggiati saranno i redditi alti.

Ricchi e poveri, oggi e domani
Partiamo da un puro confronto con la situazione odierna. Le aliquote attualmente in vigore sono cinque così suddivise:

Reddito imponibile Aliquota  Irpef (lorda)
– fino a 15.000 euro 23%  23% del reddito
– da 15.001 a 28.000 euro 27%  3.450 euro + 27% sulla parte oltre i 15.000 euro
– da 28.001 a 55.000 euro 38%  6.960 euro + 38% sulla parte oltre i 28.000 euro
– da 55.001 a 75.000 euro 41%  17.220 euro + 41% sulla parte oltre i 55.000 euro
– oltre 75.000 euro 43%  25.420 euro + 43% sulla parte oltre i 75.000 euro.

La riforma vorrebbe la riduzione a due sole aliquote, forse aggiungendo una “no tax area”, cioè un livello di reddito sotto il quale non si pagano tasse. Non essendo stato definito al momento il meccanismo delle detrazioni, la situazione sarebbe questa:

Reddito imponibile Aliquota  Irpef (lorda)
– fino a 100.000 euro 23%  23% del reddito
– oltre 100.000 euro 33%  33.000 euro + 33% sulla parte oltre i 100.000 euro.

I vantaggi per i più ricchi sono già evidenti a un primo sguardo: oggi chi guadagna 15 mila euro ne paga 23 ogni 100. Domani pagherà nella stessa proporzione chi guadagna fino a 100 mila euro. Non solo: un (considerevole) reddito di 75 mila euro all’anno verrà tassato il 20% in meno di ora (23% contro il 43%).

I ricchi non piangono
Il calcolo della Cgia di Mestre naturalmente è più raffinato. Una prima evidenza: le aliquote comportano un prelievo inferiore nel loro complesso. Il che impone al Ministero dell’Economia di muoversi coi piedi di piombo, in una situazione economica che è ancora critica.

Venendo alle stime, ecco il confronto tra il risparmio fiscale con l’aliquota doppia per alcuni redditi-tipo:

– una famiglia con un reddito di 21.500 euro e un figlio a carico ha un risparmio annuo di 520 euro (poco più di 40 al mese);
– per un lavoratore dipendente con reddito di 30.000 euro e con moglie e un figlio a carico il risparmio salirebbe a 820 euro (quasi 70 al mese);
– con un reddito di 40.000 euro di reddito lo sgravio arriva a 2.320 euro (quasi 200 euro al mese);
– il vero salto si ottiene agli alti livelli: a 100.000 euro di reddito il risparmio annuo supera i 13.000 euro e a 110.000 si arriva a 14.170.
 
Insomma, il concetto di ridistribuzione della ricchezza ne esce maluccio. E’ una scelta di politica economica. Che però si dimentica che il principio della progressività dell’imposta è sancito dalla Costituzione. (A.D.M.)

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