Fisco, Confindustria: “Serve riforma a tutto tondo. Occorrono tempo e risorse”

(Teleborsa) – Confindustria auspica una riforma “a tutto tondo” del fisco italiano, non solo dell‘Irpef ma della fiscalità delle imprese, e poi servono tempo e risorse. E’ quanto sottolineato da Emanuele Orsini, vicepresidente di Confindustria per Credito, Finanza e Fisco, in audizione alle Commissioni riunite Finanze di Camera e Senato.

“Ci vuole tempo, le riforme non si fanno con la decretazione d’urgenza”, ha affermato Orsini, indicando anche che le risorse sono “esigue”, ammontano “a soli 2 miliardi l’anno nel 2022 e 2023”, e non possono essere “recuperate” solo con l’evasione che “non offre garanzie”.

Per Confindustria è necessario “rimodulare il prelievo nelle imposte e tra le imposte”. L’Irpef – ha affermato Orsini – “sembra uscita dal bisturi del Dr. Frankenstein: parti estranee e incoerenti, tenute l’una all’altra solo dal filo ideale di tassare il reddito personale”.

E c’è anche un problema di “progressività dell’imposta”. Per il responsabile di Confindustria “un dipendente che cerca di guadagnare un euro in più finisce col trovarsi in tasca pochi centesimi o, al limite, col peggiorare la propria situazione complessiva, perdendo bonus e detrazioni” e le aliquote effettive sono ben superiori a quelle legali, quindi “questo sistema è un disincentivo al lavoro e alla produttività”. Occorre allora “ridisegnare i parametri dell’imposta esistente, mantenendo un sistema ad aliquote e scaglioni, ma riducendo l’ampiezza dei salti di aliquota” e con un sistema di “detrazioni decrescenti in maniera più lineare rispetto al reddito” e, poi, “salvaguardare le misure fiscali che incentivano la produttività e il welfare aziendale”.

Per Orsini l’Irap va abolita perché “ha fatto il suo tempo” senza introdurre nuove imposte sulle imprese.. Più in generale – ha detto – la tassazione delle imprese va migliorata”, soprattutto “in questa congiuntura drammatica, in cui molte lottano per la sopravvivenza”.

Un cenno anche alla patrimoniale che – dice il vicepresidente di Confindustria – non è una novità perché al momento ne abbiamo già 17. “Gran parte del dibattito sull’imposta patrimoniale in Italia si concentra intorno agli immobili residenziali e alla prima casa. Un catasto obsoleto – la cui riforma è lunga e costosa – la congiuntura e le esperienze del passato invitano alla cautela”.

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