Il fisco bussa in banca: al via i contatti con gli intermediari finanziari per creare liste di evasori

Le banche dovranno fornire saldi, liste movimenti e anche i dati delle operazioni fuori conto. Lo scopo è individuare situazioni anomale e avviare controlli fiscali

E’ cominciato il pressing del fisco sulle banche, come previsto dalla manovra di Ferragosto. L’amministrazione finanziaria ha dato il via ai contatti con gli intermediari per raccogliere una enorme mole di informazioni da conti correnti e altri rapporti tra banca e cliente. I dati riguardano i saldi periodici iniziali e finali, le liste movimenti e anche le operazioni fuori conto. Lo scopo è creare le cosiddette “liste selettive” di contribuenti da sottoporre a controlli.

Il fisco spara nel mucchio

Le norme contenute nella manovra aprono le porte dell’Archivio dei rapporti con gli operatori finanziari. E’ una banca dati alimentata dalle comunicazioni periodiche degli intermediari finanziari (banche, società finanziarie ecc.) che sono obbligati, ormai da diversi anni, a comunicare una serie di informazioni sui rapporti con i clienti-contribuenti.

Ma finora il fisco non poteva consultare liberamente questo archivio. L’accesso gli era consentito solo per ottenere dagli intermediari ulteriori prove nel corso di indagini finanziarie già avviate. Nella maggior parte dei casi era necessaria un’autorizzazione specifica.

Con le nuove regole invece l’Agenzia delle Entrate può attingere all’Archivio per raccogliere informazioni “preventive” e formare liste di controllo. I dati dell’archivio non serviranno più come conferma di comportamenti evasivi già indagati ma serviranno da innesco alle indagini stesse.

Fa una bella differenza. E’ come se la polizia, alla ricerca del colpevole di un delitto, potesse perquisire liberamente le case di tutti i cittadini e non fosse più costretta ad avere un mandato specifico per il singolo indiziato.

Un meccanismo automatico da regolare

Queste nuove regole di acquisizione dei dati bancari, inoltre, potrebbero implicare una ristrutturazione dello stesso Archivio dei rapporti. La banca dati potrebbe arrivare a contenere, suddivisi per singolo codice fiscale del contribuente, i riferimenti ai rapporti esistenti o estinti con i saldi attivi e passivi distinti per annualità, oltre ad altre informazioni di dettaglio. Potrebbe essere possibile anche conoscere la natura e gli importi delle operazioni fuori conto. Questo obbligherà con tutta probabilità le banche a un potenziamento dei mezzi tecnici per arrivare, a regime, a un’alimentazione automatica dell’Archivio da parte degli istituti di credito.

Un meccanismo destinato a suscitare polemiche. I dati acquisiti, infatti, potrebbero essere particolarmente sensibili ed utilizzabili direttamente in sede di verifica o accertamento tributario o per avviare specifiche indagini bancarie. Tutti campi troppo delicati per essere affidati solo ad automatismi. Neanche il fine della lotta all’evasione giustifica tutti i mezzi. (A.D.M.)

© Italiaonline S.p.A. 2020Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963

Il fisco bussa in banca: al via i contatti con gli intermediari finanz...