Fisco, il bastone e la carota. Ora la lotta all’evasione si fa anche con i premi

Un elogio ufficiale per chi è in regola col fisco. E' l'ultima proposta per convincere gli italiani a pagare le tasse. Ma è più efficace introdurre il conflitto di interessi fiscale

C’era una volta la pedagogia del dovere. Al figlio che prendeva un bel voto a scuola si diceva appunto: “hai fatto solo il tuo dovere”, ma per un quattro in pagella scattavano le punizioni. Poi si è scoperto che i migliori risultati si ottengono combinando premi e sanzioni. Una regola che anche il fisco vuole adottare per educare gli italiani a pagare le tasse.

L’impresa – si sa – è impegnativa, ma Attilio Befera, direttore dell’Agenzia delle Entrate è fiducioso: bisogna premiare chi è in regola col fisco. “Oggi interveniamo solo dal lato della deterrenza in un sistema basato sull’autotassazione”, ha affermato nel corso di un’intervista.”Credo sia opportuno iniziare a pensare una qualche forma premiale. Per esempio si potrebbe citare o dare un encomio a chi, a seguito di attività di verifica, è risultato perfettamente in regola“.

Secondo Befera questo non significa ovviamente abbassare la guardia sul fronte dei controlli e delle sanzioni. La lotta all’evasione continua con i mezzi tradizionali e col nuovo redditometro e l’Agenzia conta di chiudere l’anno con 11 miliardi di imposte recuperate e arrivare a 13 miliardi nel 2012. Ma non tutti condividono l’ottimismo di Befera e ci si può chiedere se un “encomio solenne” sia un meccanismo premiale sufficiente per convincere un evasore a mettersi in regola.

Il vero incentivo è il conflitto d’interessi virtuoso

Probabilmente più efficace di qualsiasi “medaglia” sarebbe l’introduzione di un meccanismo molto semplice e già adottato con successo in altri paesi (ad esempio gli Usa): il conflitto di interessi fiscale. Che cos’è? Semplice: la contrapposizione dell’interesse del venditore con quello del compratore. Come si ottiene? Rendendo deducibili un’ampia serie di spese. Un meccanismo simile a quello che esiste ora per le spese mediche (che però sono detratte della imposte).

Bisognerebbe in sostanza trattare le famiglie e i contribuenti privati come le imprese. Ogni azienda paga le tasse sul proprio utile, cioè sui ricavi meno i costi. Se le famiglie potessero, allo stesso modo, abbattere il proprio imponibile fiscale (cioè il reddito sui cui pagano le tasse) detraendo le proprie spese – il canone dell’affitto, le spese dell’idraulico o del meccanico fino ad arrivare allo scontrino della spesa – avrebbero tutto l’interesse a richiedere scontrini e ricevute quando pagano. Sarebbe la fine del nero su un’enorme quantità di operazioni e si recupererebbe, per esempio, buona parte dell’Iva evasa (che attualmente in Italia è stimata attorno ai 28 miliardi) senza l’impiego di un solo finanziere. (A.D.M.)

© Italiaonline S.p.A. 2020Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963

Fisco, il bastone e la carota. Ora la lotta all’evasione si fa a...