Fisco: aziende italiane più tartassate di UE e USA

(Teleborsa) – Più tasse e più soldi nelle casse statali che non si sono tradotti, per l’Italia, in un miglioramento dei conti pubblici. Lo rivela il Centro studi di Unimpresa che spiega come nel nostro Paese il prelievo erariale è sistematicamente oltre la media europea.

In Italia pressione fiscale al 43,8% del PIL, in Germania al 39,6%, in Gran Bretagna al 34,8% e negli Stati Uniti al 26,4%. Ma il giro di vite fiscale e le casse statali gonfie non hanno contenuto l’allargamento del buco nel bilancio dello Stato.

Negli ultimi 10 anni, i contribuenti del nostro Paese hanno visto crescere enormemente il peso delle tasse senza riscontrare un andamento virtuoso delle finanze pubbliche.

Secondo il rapporto di Unimpresa, in Italia si registra il livello più alto per tutte le categorie dei prelievi fiscali principali: nel nostro Paese è record sia per le imposte sui consumi (IVA) con una aliquota massima del 22% da confrontare col 21,4% della media dell’Unione europea e con il 20,8% della media dell’area euro; sia per le imposte personali sul reddito (IRPEF), con un’aliquota al 48,9% da paragonare al 39,3% della media UE e con il 42,1% della media dell’area euro; sia per le imposte sul reddito delle società (IRES), con un’aliquota al 31,4% più alta del 22,8% della media dell’Unione Europea e del 24,6% della media dell’area euro.

“La pressione fiscale è il principale ostacolo alla crescita economica del nostro Paese” commenta il vicepresidente di Unimpresa con delega al fisco e ai bilanci, Claudio Pucci. “Un primo passo è stato attuato con la Legge di Stabilità per il 2016 con le modifiche introdotte dal precedente Governo – spiega Pucci – che ha abolito l’IRAP sul costo del lavoro. Tuttavia, continua a permanere l’incidenza di una imposta che non ha nessuna ragione di esistere, se non quella di fare cassa. Bisogna andare avanti, l’IRAP va abolita”. Il vicepresidente di Unimpresa spiega, poi, che “tra i problemi e limiti delle imprese italiane c’è quello dell’internazionalizzazione, che non vuol dire semplicemente delocalizzare la produzione. Il nostro sistema fiscale ha introdotto una serie di normative antielusione che rappresentano un serio ostacolo per l’imprenditore creando anche qui una distorsione rispetto alle grandi imprese”.

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