Fiscal cliff, paghi chi guadagna di più. Così l’America si difende dalla recessione

Tasse più alte per il 2 per cento degli americani; proroga di tutti i benefici fiscali alla classe media, estensione della disoccupazione. Il 'baratro' è stato scongiurato dall'accordo tra Democratici e Repubblicani. O forse, solo rinviato a fine febbraio

Dopo il Senato, anche la Camera dei Rappresentanti statunitense ha approvato in extremis l’accordo che evita il "baratro fiscale" con 257 voti favorevoli e 164 contrari. Il testo prevede, per la prima volta in 20 anni, un aumento delle tasse con una formula che colpisce i redditi più alti
L’intesa ha scongiurato il rischio del pacchetto da 600 miliardi di dollari di tagli alla spesa e aumento delle tasse che sarebbe entrato in vigore automaticamente nel Paese se il Congresso non avesse trovato un accordo entro il primo gennaio. Anche la finanza ha apprezzato il risultato, manifestando reazioni ‘euforiche’ su tutti i mercati azionari.

 Ecco i punti principali dell’accordo sul fiscal cliff.

L’aumento delle tasse per i contribuenti più abbienti: l’aliquota sui redditi superiori ai 450mila dollari l’anno passerà dal 35% attuale al 39,5%.
Il blocco dei tagli alle spese per due mesi, rimpiazzati con le nuove entrate e con tagli mirati in alcuni settori come quello della difesa.
Le indennità di disoccupazione per chi è senza lavoro da lungo tempo sono prorogate fino alla fine del 2013.
Sono scongiurati i tagli ai rimborsi per i medici previsti dal Medicare, che garantisce un’assicurazione medica ai chi ha 65 anni e oltre.
Vengono estesi fino alla fine del 2013 i crediti di imposta per le imprese che investono in ricerca e innovazione e per quelle del settore delle energie rinnovabili.
Viene innalzata la tassa di successione dal 35% al 40% sulle proprietà che superano il valore di 10 milioni di dollari.
Vengono estesi per cinque anni i crediti di imposta per chi ha figli e per gli studenti che devono pagare il college, appartenenti alla middle class.
Un’aggiunta dell’ultimo minuto, impedisce anche che un aumento di 900 euro nello stipendio dei membri del Congresso entri in vigore a marzo. 

L’accordo sul fiscal cliff uscito dal Congresso degli Stati Uniti segna un traguardo importante nella direzione impressa da Obama alla politica fiscale Usa: dall’inizio delle estenuanti trattative il presidente americano è sempre rimasto fermo sull’importanza di salvare la classe media e ha portato a casa un’importante vittoria politica.

L’America sul tetto che scotta
Come sottolineano in molti, si tratta tuttavia di una vittoria parziale. Una nuova e temibile spada di Damocle attende l’economia Usa da qui a un paio di mesi. E’ il rinnovo del tetto sul debito prima che il governo non sia più in grado di pagare i propri conti: la scadenza è stata collocata in extremis alla fine di febbraio ma già agita le ombre di un possibile default americano.
Il 31 dicembre 2012, il debito degli Stati Uniti, con un certo anticipo rispetto a quanto era stato stimato ("nel corso del 2013"), ha raggiunto i 16.400 miliardi di dollari, e ci si chiede se anche per la rinegoziazione della soglia di quanto lo Stato deve ai suoi creditori, Washingotn saprà mantenere l’approccio bipartitico, come accaduto con il fiscal cliff.
 

Ma un guaio per volta. Con l’archiviazione del baratro fiscale il primo scoglio è superato e sorge spontanea una riflessione sull’agire di Washington in materia fiscale e di politica economica. Nella patria del capitalismo si è deciso di intervenire tassando i redditi più alti, tutelando chi non ha lavoro, bloccando gli stipendi dei parlamentari, estendendo gli sgravi alla classe media. Una linea possibile anche per l’Italia?

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