Ferrara: Comune chiede Imu alla Chiesa, l’arcivescovo scrive a Renzi

I debiti riguardano diversi immobili di natura commerciale

“Illustrissimo Signor Presidente del Consiglio dei Ministri, la preoccupazione che mi muove nell’indirizzarLe questa lettera aperta riguarda la situazione gravissima in cui versa la maggior parte delle scuole paritarie cattoliche del nostro Paese”. Con queste parole si apre la lunga lettera inviata dall’arcivescovo di Ferrara, monsignor Luigi Negri, al presidente del Consiglio Matteo Renzi. Il motivo è nella richiesta del Comune di Ferrara, che ha chiesto conto alla Curia di 100mila euro di Imu arretrata. Una cifra che secondo il vescovo porterebbe alla chiusura di strutture e servizi.

Secondo quanto riporta Il Secolo XIX i debiti riguardano diversi immobili di natura commerciale in cui sono state realizzate scuole per le quali si percepisce una retta. Il Comune vorrebbe applicare l’Imu in maniera retroattiva. La tassa per la Curia renderebbe “precaria l’esistenza di molte scuole paritarie dell’infanzia” e Monsignor Negri si appella quindi al Renzi “cittadino” prima che “cristiano” per far promuovere “norme che non lascino margini interpretativi sfavorevoli”.

È un vero e proprio allarme quello sollevato nella missiva, pubblicata anche sul sito web dell’alto prelato. E nella quale si sottolinea come l’applicazione della tassa, richiesta anche per gli anni pregressi, da parte del Comune di Ferrara dopo le sentenze della Cassazione sugli immobili della Chiesa ad uso commerciale, renderebbe «precaria l’esistenza stessa di molte scuole, a partire dalle scuole paritarie dell’infanzia». Un tema delicato, perché si tratta di attività che, se da un lato vengono qualificate come commerciali dall’altro rappresentano anche un servizio per il territorio. Per questo, l’arcivescovo si è appellato direttamente alla coscienza di Renzi, “di cittadino ancor prima che di cristiano”, per promuovere “norme che non lascino margini interpretativi sfavorevoli”.

Il prelato si riferisce alla pronuncia, in via definitiva, della Corte di Cassazione che lo scorso luglio era intervenuta nel procedimento avviato dal Comune di Livorno a carico delle scuole Santo Spirito e Immacolata. La Suprema Corte aveva ritenuto legittima la richiesta dell’amministrazione comunale livornese, che nel 2010 aveva spedito, attraverso l’ufficio tributi, avvisi di accertamento per omessa dichiarazione e omesso pagamento dell’Ici per gli anni dal 2004 al 2009. Nei primi due gradi di giudizio le scuole l’avevano spuntata riuscendo a respingere la richiesta di pagamento, ma alla fine sono state costrette a versare all’amministrazione comunale 422.178 euro. La Cassazione, che in quell’occasione era intervenuta per la prima volta sul tema, aveva sostenuto che “poiché gli utenti della scuola paritaria pagano un corrispettivo per la frequenza, tale attività è di carattere commerciale, senza che a ciò osti la gestione in perdita”.

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