Il federalismo fiscale diventa legge

E' una delle riforme più volute dal governo. Autonomia impositiva, rigore nella spesa e (si spera) riduzione del carico fiscale


Un regalo annunciato, quello che l’attuale maggioranza si fa per il suo primo compleanno. Con con soli 6 voti contrari (e l’astensione del Pd) il Senato approva definitivamente il federalismo fiscale. Diventa legge quello che è stato uno dei cavalli di battaglia del Governo e in particolare della Lega, che infatti oggi esulta. Ma la riforma non sarà immediata perché ora dovranno essere varati i decreti attuativi (entro il 2011). I decreti dovranno poi passare al vaglio di una commissione parlamentare bicamerale. Insomma si parla di una tempistica che andrà dai 5 ai 7 anni. Dopodiché ci sarà una fase di attuazione provvisoria di altri 5 anni.

Vediamo quali sono i principali contenuti del provvedimento che secondo i suoi sostenitori, cambierà il fisco italiano.

Entrate e uscite agli enti locali
Il principio di riferimento è l’art. 119 della Costituzione, secondo cui i comuni, le province, le città metropolitane e le regioni compartecipano al gettito fiscale “riferibile al loro territorio”. E’ un modo per responsabilizzare gli enti locali nella gestione della spesa. Si pensi che nel 1990 regioni ed enti locali gestivano circa il 30% della spesa pubblica ma soltanto l’8% delle entrate fiscali totali. Oggi la quota di spesa è rimasta pressoché invariata, ma le entrate tributarie si sono quasi triplicate, arrivando ad attestarsi intorno al 21-22%.

Autonomia impositiva
Per finanziare l’erogazione dei servizi, le autonomie locali potranno dunque contare sul fondo perequativo (un meccanismo per ridurre le grosse differenze di gettito tra una regione e l’altra), sulla compartecipazione a tributi erariali e su tributi propri, superando il meccanismo dei trasferimenti. E’ stato previsto per i comuni un mix di compartecipazione a Iva e Irpef e l’imposizione sugli immobili (tranne la prima casa). Le province potranno contare su una compartecipazione e sui tributi sul parco automobilistico.

Pressione fiscale
L’obiettivo è quello di arrivare a una complessiva diminuzione della pressione fiscale. La norma prevede, quindi, che, attraverso i decreti attuativi, “sia garantita la determinazione periodica del limite massimo della pressione fiscale, nonché del suo riparto tra i vari livelli di governo”. E anche nella fase transitoria, il federalismo non deve comportare alcun aumento della pressione fiscale generale.

Dalla spesa storica al costo standard
E’ un punto cruciale dell’intera riforma. Per ogni servizio erogato dagli enti locali, sarà individuato un costo standard, cui tutti dovranno uniformarsi durante un periodo transitorio di cinque anni. Viene eliminato il meccanismo della spesa storica che assegnava risorse in base alle spese sostenute negli anni precedenti: un metodo che di fatto premiava gli enti con le mani bucate.

Le città metropolitane
Un nuovo soggetto territoriale che sostituirà le province. Le città metropolitane individuate sono: Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli, Reggio Calabria e Roma capitale, che avrà nuove funzioni e un patrimonio proporzionale. Sul resto del territorio le province continueranno ad esistere.

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