Italiani e federalismo fiscale: poche idee e confuse

Da un sondaggio dell'associazione nazionale consulenti tributari, oltre la metà degli intervistati si dichiara poco informata

 

Il 58% dei partecipanti al sondaggio proposto online dall’associazione dei tributaristi si dichiara “poco informata” in materia di federalismo fiscale, mentre il 61% riterrebbe utile una maggiore informazione da parte delle istituzioni regionali e il 39% da parte di quelle nazionali come il Governo e il Parlamento.  La quota di coloro che si ritengono informati sarebbe del 33%, mentre il 5,3% non conosce affatto il federalismo fiscale e il 4% si ritiene “molto informato”.
Di cosa parliamo quando diciamo “federalismo fiscale?” Meno della metà delle persone – il 45%, per l’esattezza – che ha risposto al questionario telematico promosso da Ancot fa equivalere il significato al fatto che le imposte pagate restino tutte nella propria regione, mentre ciò non è vero per il 50% e il 5% non sa dare una risposta.

I dati emersi sul livello di consapevolezza dei nostri connazionali  in materia di federalismo fiscale sono fin troppo “ottimisti”; occore infatti tener presente che il bacino di utenza dell’indagine raccoglie un pubblico al quale normalmente non sono estranei i principali temi economici del paese.

La risposta corretta, formulata dagli esperti del diritto tributrario chiarisce che per federalismo fiscale si intende la possibilità per le Regioni e gli enti locali, ovvero Province e Comuni, di imporre tasse per finanziare le proprie spese. Questo già avviene per diverse imposte quali ad esempio l’addizionale regionale dell’Irpef e l’Irap incassate dalle Regioni, l’imposta regionale sulle attività produttive.
Allo stesso modo le Province incassano un’imposta propria, la Ipt cioè l’imposta provinciale sui trasporti, così come i Comuni possono contare sull’Ici, l’imposta comunale sugli immobili e sull’addizionale comunale dell’Irpef.

Ma è corretto attribuire al cittadino la responsabilità di una scarsa informazione su un tema così poco friendly?

Il presidente di Ancot, Dino Agostini, ritiene che le informazioni ad oggi fornite, comprese quelle date dai mezzi di comunicazione, non sono state sufficienti a far prendere coscienza e conoscenza, ai cittadini, di cosa comporti e significhi il federalismo fiscale e quale sia il suo stato di attuazione. “Un impegno in tal senso, da parte delle istituzioni così come da parte dei mezzi d’informazione, – chiosa Agostini –  credo sia molto utile affinché non si creino aspettative o timori del tutto infondati.”

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