Federalismo fiscale a costo zero? Con l’addizionale pagheremo 226 euro in più

Il federalismo fiscale non dovrebbe far crescere la pressione sul contribuente. Eppure prevede l'aumento dell'addizionale regionale Irpef fino al 3%. Che vuol dire fino a 900 euro in più all'anno

Tutti ne parlano, tutti lo vogliono, ma quali saranno i suoi veri effetti ancora nessuno lo sa. Il federalismo fiscale è ai blocchi di partenza: nella versione definitiva del decreto, appena approvata, il governo si è premurato di dichiarare espressamente “l’invarianza fiscale” del federalismo. In altre parole, ha voluto mettere nero su bianco, all’art. 26, che “L’esercizio dell’autonomia finanziaria non può comportare, da parte di ciascuna Regione, un aumento della pressione fiscale a carico del contribuente”.

Parole sante. Che però devono fare i conti con la possibilità per le regioni – prevista dallo stesso decreto – di aumentare l’addizionale Irpef con una gradualità che va dall’1,4% nel 2013 al 3% nel 2015. Il che, secondo una stima della Uil, si tradurrebbe in un aumento medio per ogni contribuente di 226 euro all’anno con un incremento dell’82,8%.

Aumenti fino a tre volte e mezzo l’imposta attuale

Più in dettaglio, dalle stime fatte dal sindacato gli aumenti sarebbero così suddivisi per fasce e tipologie di reddito:

Reddito
€ 0-15.000
Reddito
€ 15-28.000
Reddito
oltre € 28.000
•  lavoratore dipendente: + € 129 + € 287
+ € 864
•  pensionato: + € 156
+ € 276 + € 846
•  lavoratore autonomo: + € 155 + € 445 + € 907

Per le fasce più basse gli aumenti vanno da un modesto 16% per dipendenti e pensionati a un consistente 150% per i lavoratori autonomi. Per la fascia di reddito superiore ai 28mila euro gli aumenti toccano invece il 250%, tre volte e mezzo l’imposta attuale.

Il rapporto Uil rincara la dose: il gettito dell’addizionale regionale è attualmente di 8,5 miliardi di euro, di cui 7,9 miliardi provenienti da redditi di lavoro e pensioni. Col nuovo regime le regioni incasserebbero 15,5 miliardi di euro, di cui ben 14,1 miliardi a carico di lavoratori e pensionati.

E non basta: queste stime – secondo la Uil – sono approssimate per difetto poiché le regioni possono introdurre anche nuovi tributi e le province possono aumentare a loro volta le imposte di loro competenza. “Abbiamo sempre sostenuto che il federalismo fiscale non dovesse comportare aumenti della pressione fiscale a carico dei redditi fissi e, prima di procedere con la leva fiscale, era necessario quantificare con i ‘veri numeri‘ il costo di tale operazione, che al momento non sono stati valutati”, sostiene il segretario confederale Guglielmo Loy. Ma la sua proposta di rendere facoltativo l’aumento dell’addizionale Irpef forse pecca di ingenuità. (A.D.M.)

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