Evasione, il fisco a caccia di 200 miliardi – Un fenomeno di massa. Ai primi posti servizi, commercio ed edilizia. I mezzi per combatterla ci sono, basta saperli (e volerli) usare

Un fenomeno di massa. Ai primi posti servizi, commercio ed edilizia. I mezzi per combatterla ci sono, basta saperli (e volerli) usare


L’evasione fiscale è un problema. Udite, udite. Anzi, un “fenomeno di massa“. Se a dare l’allarme è uno degli organi che “vigilano” sulle tasse degli italiani, c’è da crederci. Sono le conclusioni di un’indagine della Commissione parlamentare di vigilanza sull’anagrafe tributaria appena pubblicata.

SONDAGGIO: COSA PENSI DELL’EVASIONE FISCALE?

E non si esagera: sono 200 i miliardi di euro sottratti all’erario. Per farsi un’idea delle proporzioni si pensi che con la manovra d’estate il governo ne stanzia solo 5,5 per combattere la crisi economica. E più del 16% dell’economia è sommersa. Come dire: 1 euro ogni 6 di ricchezza prodotta in Italia è in nero.

La maggior parte dell’evasione verrebbe dal commercio, dalla ristorazione e dall’edilizia e dai servizi alla persona. Ma altre fonti autorevoli scoperchiano una situazione altrettanto grave nel settore dell’artigianato e nel sottobosco degli affitti in nero.

I sistemi per combattere l’evasione ci sarebbero. Tre principalmente, secondo la Commissione: un redditometro di massa, un nuovo tipo di concordato preventivo, e la detassazione dei redditi aggiuntivi.

Mai più nullatenenti con lo yacht

Cos’è il redditometro?
E’ un sistema di “accertamento induttivo” del reddito che scatta se per due esercizi consecutivi il reddito dichiarato si discosta di oltre un quarto dal reddito presunto per la categoria. Il reddito viene cioè accertato presuntivamente sulla base di alcuni elementi che indicano le condizioni economiche del contribuente, come auto, barche e altri mezzi di trasporto, residenze principali e secondarie, collaboratori familiari, assicurazioni di vario tipo.

La proposta è quella di estendere e automatizzare il redditometro a tutte le categorie di contribuenti: non dovrebbe più essere possibile dichiarare redditi di poche migliaia di euro e possedere barche e ville al mare.

Inoltre lo strumento dev’essere aggiornato ai nuovi indici di ricchezza. Ad esempio con indicatori che oggi danno più informazioni sul reddito, dai viaggi all’estero ai club a cui vengono iscritti i figli.

Una scommessa sui redditi futuri

Il concordato preventivo invece è un accordo col fisco sulle tasse che si andranno a pagare in futuro. E’ un’opzione facoltativa: contribuente ed erario stabiliscono – sulla base di determinati parametri – l’ammontare delle imposte per i due anni successivi. Questo mette al riparo da controlli. Una sorta di “scommessa” che può vincere il fisco, se i redditi reali si rivelano più bassi di quelli stimati, o il contribuente nel caso contrario.

Fisco più leggero sui guadagni aggiuntivi

Un’altro metodo proposto punta a far pagare meno tasse a chi aumenta il reddito. Può sembrare un paradosso. In realtà si vuole che i contribuenti di ridotte dimensioni che hanno redditi incrementali da un anno all’altro abbiano un alleggerimento fiscale sul delta, cioè sull’aumento di reddito. Un modo per incoraggiare a denunciarlo. (A.D.M.)

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