Se la banca “tradisce” l’evasore poi deve risarcirlo. Anche per le multe del fisco

Un caso di evasione fiscale scoperta a causa di una "talpa" in banca. Il cliente paga le sanzioni al fisco ma poi si rivale sull'istituto di credito. Dal cuore dell'Europa una sentenza importante anche per i contribuenti italiani

Il fatto riguarda un singolo cittadino tedesco e un minuscolo Stato europeo, il Liechtenstein. Ma quello che c’è dietro ha tutta l’aria di uno scontro tra principi universali e crea un precedente che potrebbe riguardare, domani, qualsiasi cittadino europeo. Detta in parole povere la questione è questa: tra la lotta all’evasione fiscale e la tutela del segreto bancario cosa prevale? Una questione non da poco riproposta in questi giorni dalle ultime conseguenze di una vecchia vicenda di truffatori e spie.

La talpa e gli 007
Tutto ebbe inizio esattamente quattro anni fa, quando nella sede del Bnd, i servizi segreti tedeschi, giunse un mail anonima che proponeva informazioni bancarie riservatissime in cambio ovviamente di una grossa somma di denaro. La mail – si scoprì dopo – proveniva da un oscuro (ex) impiegato della Lgt Treuhand, il gruppo bancario di proprietà del principe del Liechtenstein (la più grande istituzione finanziaria posseduta da una sola famiglia in Europa). L’uomo, tale Heinrich Kieber, era stato licenziato dalla banca con l’accusa di essersi indebitamente appropriato di 600mila franchi svizzeri e ora voleva vendicarsi. Per questo metteva in vendita i tabulati della banca con i dati di una gran quantità clienti che avevano depositato i loro soldi nel piccolo paradiso fiscale e bancario, sottraendoli al fisco tedesco.

Gli 007 di Berlino ritennero attendibile e molto interessante l’offerta e accettarono versando circa 5 milioni di euro al nostro uomo. Lo scambio fornì alle autorità tedesche una miniera d’informazioni che nel giro di due anni avrebbe provocato uno scandalo di proporzioni inimmaginabili: centinaia di persone indagate per avere sottratto denaro al fisco depositandolo nel Liechtenstein. Le stime oscillano tra i 300 milioni e i 4 miliardi di euro.

Colpito dal fisco, paga la banca
Insieme a vari nomi eccellenti – uno per tutti, il presidente delle poste tedesche, accusato di evasione fiscale per un milione di euro – caddero nella rete anche pesci più piccoli, come un piccolo promotore immobiliare di Francoforte. Che dopo aver fatto i conti col fisco tedesco non si è fermato lì e si è rivalso sulla banca, facendole causa per non averlo informato in tempo della fuga di notizie, cosa di cui la banca era già al corrente.

La sua tesi era la seguente: se avessi saputo in tempo del furto di dati avrei potuto autodenunciarmi al fisco ed evitare una sanzione ben più pesante. Per questo chiedeva come risarcimento la bellezza di 13 milioni di euro. E il tribunale del Liechtenstein, chiamato a giudicare sul fatto, gli ha dato ragione, riducendo però il risarcimento a “soli” 7,3 milioni.

I giudici hanno affermato un principio importante, che potrebbe essere riassunto così: una cosa è l’evasione fiscale, che ha una natura pubblica perché riguarda i rapporti tra il contribuente e lo Stato (e verrà legittimamente perseguita da quest’ultimo). Un’altra è il segreto bancario, che rientra nei rapporti tra privati, il cliente e la banca. La prima non giustifica la perdita del secondo. Quindi se la banca non riesce a garantire la riservatezza per i suoi clienti è comunque tenuta a risarcirli per i danni che ne derivano, comprese le multe del fisco. (A.D.M.)

Se la banca “tradisce” l’evasore poi deve risarcirlo...