Evasione fiscale, gli italiani diventano più severi. A parole

La crisi morde e sempre meno italiani sono disposti a chiudere un occhio sull'evasione. Ma in caso di difficoltà personali le casalinghe sono più "morbide" dei pensionati

Quando i tempi si fanno difficili è più difficile essere “buoni”. Ammesso e non concesso che tollerare o addirittura approvare l’evasione fiscale sia segno di “bontà”. In ogni caso, che la crisi abbia modificato il giudizio degli italiani su uno dei principali vizi nazionali è un fatto. Ora non più solo intuibile ma anche misurato. Lo conferma un sondaggio dell’Ispo di Renato Mannheimer per conto della Confesercenti pubblicato da la Repubblica.

Pagare meno, pagare tutti

Gli italiani disposti a tollerare l’evasione fiscale sono sempre meno. Sulla seguente affermazione

  “Di fronte alle tasse richieste oggi, se uno si ingegna per eluderle o evaderle, nella misura che ritiene giusta, non deve sentirsi colpevole

solo il 19% dei nostri connazionali si dichiara d’accordo e il 79% in disaccordo (con un 2% che non sa o non risponde). Meno di due anni fa, nel gennaio 2009, i concordi erano il 28% e i contrari il 71% e sei mesi fa il rapporto le due posizioni erano a 21-76%.

Un calo lento ma progressivo di “tolleranza” verso una pratica diffusa e spesso giustificata – quasi sempre dagli evasori stessi – con l’eccessivo carico fiscale. Che potrebbe certamente ridursi se lo Stato riuscisse a incassare i circa 100 miliardi di euro che gli vengono sottratti ogni anno. Come sempre si pagherebbe meno se si pagasse tutti. E’ il tipico gioco del free rider che si può sintetizzare così: quanti viaggiatori possono prendere l’autobus a sbafo prima che l’azienda di trasporti fallisca?

L’etica si piega alla necessità?

Se l’evasione è sempre stigmatizzata in astratto, quando si tratta piccole inadempienze fiscali giustificate da difficoltà economiche personali gli italiani si mostrano un po’ più comprensivi. L’etica cede il passo alla necessità. Sull’affermazione:

  “A volte è accettabile pensare ai problemi economici personali e non pagare qualche tassa”

le opinioni variano molto tra le diverse categorie sociali. A fronte di una media del 23% del campione che si dice d’accordo, le categoria economicamente più deboli, che si trovano a fare i maggiori sacrifici, sono – spesso ma non sempre – quelle più disposte a chiudere un occhio: il 35% delle casalinghe e il 30% dei disoccupati. Seguono gli imprenditori e liberi professionisti – che non sono tipicamente una categoria debole – con il 26%, i lavoratori dipendenti col 24%, gli studenti col 20%, gli impiegati col 17% e in ultimo i pensionati col 16%, segno che non sempre l’etica si piega alla necessità. (A.D.M.)
 

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