Non paga l’Iva per colpa della crisi: assolto. Aumentano i casi

Se l'Iva non viene pagata per colpa della crisi, si può essere assolti in sede penale: è evasione di sopravvivenza

Si definisce "evasione di sopravvivenza" e le sentenze pilota che assolvono gli imprenditori per questo genere di reato sono in aumento.
Non pagare l’Iva perché stretti dalla crisi economica potrebbe non costituire un illecito penale, se si dimostra al Giudice che non mancò la volontà di adempiere ai doveri con il Fisco, ma soltanto la possibilità materiale di farlo. A maggior ragione nel caso in cui il creditore, cioè lo Stato attraverso l’Agenzia delle Entrate, risulta essere il primo debitore dell’azienda ‘incriminata’.

I CASI
L’ultimo riconoscimento giuridico dell‘evasione da sopravvivenza, si riferisce al caso di Pierino Fratallone, un imprenditore aostano titolare di un negozio di giocattoli. L’uomo è stato prosciolto dall’accusa di non aver versato 76mila euro di Iva perché la Corte ha riconosciuto che "il fatto non sussiste". Secondo l’avvocato dell’imprenditore, il giudice ha asserito che "non c’è stata la volontà di omettere il versamento, ma esso non era possibile per cause di forza maggiore dovute alla crisi dell’aziendale". 

Epilogo analogo per un imprenditore milanese, accusato di aver evaso l’Iva per 180mila euro. È la storia del titolare di un’impresa informatica, inizialmente condannato a 6 mesi di reclusione per omessa dichirazione di Iva, assolto dopo il ricorso dei legali. Anche in questo caso il giudice ha ritenuto che mancasse la "volontà di omettere il versamento". Nel processo, hanno spiegato i legali Luigi Giuliano Martino e Marco Petrone, si è cercato di dimostrare che l’imprenditore aveva evaso l’imposta "a causa della difficile situazione economica dell’impresa e, più in generale, della crisi finanziaria del Paese".

Sempre nel 2013, una precedente sentenza assolveva un imprenditore, residente in provincia di Treviso e amministratore delegato di un’impresa di Marcon. Il caso è ancora più paradossale poiché l’azienda si è trovata impossibilitata a saldare il proprio debito IVA con l’Agenzia delle Entrate poiché i soldi delle fatture emesse non erano ancora stati incassati. E il saldo doveva pervenire in buona parte dai pagamenti di alcuni Comuni debitori. Purtroppo lo Stato fa presto a chiedere, ma spesso fatica a saldare i propri debiti…
 
Un’altra sentenza era stata emessa dal giudice Angelo Maria Socci del tribunale di Terni, il quale aveva assolto un imprenditore titolare di un’agenzia di vigilantes in Umbria, che, sempre a causa della crisi economica, non aveva potuto versare l’Iva nei termini di legge, per un ammontare di oltre 196mila euro. Anche in questo caso il ‘cattivo debitore’ era un ente pubblico per conto del quale la sua ditta aveva effettuato alcuni lavori e che non aveva ancora corrisposto i pagamenti.

Qualche anno fa toccò a un imprenditore edile di Firenze, che non versò 176mila euro di Iva. Su richiesta del pm, il gip emise un decreto penale di condanna da 7.500 euro.  L’imprenditore fece ricorso. Aveva un appalto importante ma gli era stata pagata solo la metà dell’importo, cifra che l’uomo preferì destinare agli stipendi dei dipendenti e ai fornitori, anche per finire in tempo il lavoro e non dover pagare, addirittura, una penale.
Anche in questo caso fu assoluzione per "carenza dell’elemento psicologico". "Il processo penale – spiega il giudice – impone di valutare e di provare la volontarietà dell’omissione, volontarietà che nel caso di specie non sussiste, causa la crisi finanziaria che ha posto" l’imprenditore "in una condizione di illiquidità".

Non si è salvato invece un imprenditore di Bergamo, reo di aver evaso 150mila euro di Iva perché la sua azienda è in crisi di liquidità, ma comunque condannato a 2 mesi di prigione. Una condanna poi commutata in una multa di oltre 3mila euro. Evasione di sopravvivenza ‘perdonata’ dalla giurisprudenza. Ma anche no.

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