“Equo compenso”, la tassa Siae su pc e cellulari. Appena nata e già in tribunale

Sotto accusa il decreto Bondi che tassa ogni dispositivo elettronico dotato di memoria. Una presunta tutela del diritto d'autore contro la pirateria. Ma si paga anche se musica e film sono acquistati regolarmente

Non si può dire che sia nata con un nome fortunato. D’altronde come poteva esserlo trattandosi di una tassa in piena regola? Ma “equo compenso” per un prelievo forzato all’acquisto di ogni pc, cellulare, lettore dvd, o qualsiasi altro dispositivo dotato di memoria, in effetti sa proprio di beffa. Tanto più che il compenso “equo” è quello per un servizio che in molti casi non viene utilizzato.

La tassa in questione è quella entrata in vigore il 23 marzo scorso per effetto del decreto Bondi. Il provvedimento firmato dal ministro dei Beni culturali Sandro Bondi prevede infatti che sul prezzo di vendita di tutti i dispositivi dotati di una memoria venga prelevata una somma a favore della Siae, l’ente che ha il compito di tutelare e retribuire il diritto d’autore. Questo prelievo rappresenta il “compenso” forfettario per il fatto che l’utente può usare quelle tecnologie per riprodurre musica o video (anche regolarmente acquistati) per uso personale (la cosiddetta “copia privata”).

Presunzione di colpevolezza

Il punto è proprio questo: “può” riprodurre musica o film. Cioè non è affatto detto che chi acquista un cellulare o una chiavetta Usb lo faccia: probabilmente vuole solo telefonare o salvare i propri file. Si tratta di apparecchi che non nascono con lo scopo di riprodurre audio o video: alcuni utenti non sanno nemmeno che possono ascoltare la musica col cellulare. Eppure pagano ugualmente solo perché potrebbero farlo. E anche per i dispositivi che hanno esclusivamente quella funzione, come i lettori dvd o di mp3, il prelievo secondo la legge è giustificato dal fatto che la musica o i film riprodotti potrebbero essere “pirati”. Non importa se i dvd o i file mp3 vengono regolarmente acquistati o scaricati a pagamento. Per lo Stato siamo tutti potenziali “pirati”.

Ecco alcuni importi dalla tassa:

– cellulari: 90 centesimi;
– supporti audio digitali (cd): 22 cent per ora di registrazione;
– supporti video digitali (dvd): 29 cent per ora di registrazione;
– masterizzatori: 5% sul prezzo di vendita;
– lettore Mp3 da 20 GB: 9,66 euro;
– computer con hard-disk di 250 GB: 22,54 euro.

In alcuni casi, come si vede, il prelievo può essere consistente. Ma anche nei casi di prelievi “simbolici”, come per il cellulare, resta la questione “di principio”. L’importo comunque non è affatto simbolico per la Siae che con questo provvedimento quadruplica gli incassi passando dai 70 milioni di euro del 2009 ai 300 milioni stimati per il 2010.

Legge alla sbarra

Per questi motivi la neonata legge è già davanti a un giudice: il 14 aprile ci sarà la prima udienza presso il Tar del Lazio, competente per le questioni di rilevanza nazionale. La causa è stata avviata da diverse associazioni di difesa dei consumatori (Altroconsumo, Cittadinanzattiva, Adiconsum, Movimento Difesa del Cittadino e Assoutenti) secondo le  quali “si tratta di un provvedimento profondamente ingiusto che andrà a colpire apparecchi elettronici d’uso comune che solo alla lontana hanno a che fare con la musica e quant’altro sia tutelato dal diritto d’autore”.

Il nuovo balzello è stato contestato anche dai produttori di hi-tech. Secondo l’Anie, l’associazione delle imprese elettrotecniche ed elettroniche, “una tassa il cui importo cresce proporzionalmente alla capacità di memoria degli apparecchi elettronici” rappresenta una “penalizzazione dell’innovazione” in un settore che si sforza di “offrire ai consumatori apparecchi sempre più performanti a costi di acquisto decrescenti”.

E’ chiaro che questi costi aggiuntivi ricadranno sul consumatore. Secondo le stime di Adoc l’aumento medio dei prezzi sarà del 4%, con il rischio di una contrazione del mercato e, per paradosso, di una crescita dell’illegalità. (A.D.M.)

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