Equitalia, a Roma un referendum per liberarsene. Ma a luglio la riscossione tributi cambia per tutti

Volete che le tasse ve le chieda Equitalia o il Comune? Alemanno lancia un referendum online ma i servizi della società di riscossione cesseranno per tutti il 30 giugno

Ormai è come sparare sulla Croce Rossa. Per i contribuenti piegati dalla crisi e dalla pressione fiscale alle stelle, Equitalia è diventato uno dei principali capri espiatori. Appare scontato, quindi, il risultato del referendum online indetto da Gianni Alemanno, sindaco di Roma, per chiedere se affidare la riscossione dei tributi locali a un concessionario privato – come Equitalia, appunto –  o direttamente al Comune.

Solo nelle pime ore dall’avvio della consultazione via web – aperta il 24 aprile e che si chiuderà il 1° maggio – sono arrivati 12mila voti. Il Campidoglio vuole proporre una delibera che attribuisce direttamente al Comune la riscossione coattiva dei propri tributi, sanzioni amministrative ecc., escludendo definitivamente Equitalia o altre società private. E chiede il parere preventivo dei cittadini.

Equitalia addio in 6mila comuni

In realtà non si tratta di un gesto "rivoluzionario" del sindaco di Roma. Dal 1° luglio infatti il servizio di riscossione di Equitalia cesserà per tutti i comuni d’Italia che ne usufruiscono (circa 6mila). Lo prevede il decreto sugli enti locali (Dl 174/2012) che ha già prorogato di 6 mesi la precedente scadenza del 1° gennaio 2013  fissata dal decreto sviluppo del 2011 (art. 7). La norma stabilisce che:

"la società Equitalia Spa (…) e la società Riscossione Sicilia Spa cessano di effettuare le attività di accertamento, liquidazione e riscossione, spontanea e coattiva, delle entrate, tributarie o patrimoniali, dei comuni e delle società da essi partecipate".

Sono in molti ad aspettare con ansia questo momento con la speranza di mettere fine a una gestione che si è attirata molte critiche: procedure lente che producono sensibili aumenti degli interessi sulle imposte dovute, una certa disinvolture nel ricorrere a strumenti di riscossione coatta (le cosiddette "ganasce fiscali") anche per debiti di importo modesto e soprattutto il fenomeno delle cosiddette "cartelle pazze", cioè con dati e importi richiesti sbagliati, spesso anche di molto, sulle quali sono già stati messi a  punto dei rimedi.

Ma i comuni sono pronti?

Dovrebbe essere imminente quindi il ritorno dei comuni alla piena autonomia fiscale. Il condizionale tuttavia è ancora d’obbligo perché il "riordino della disciplina delle attività di gestione e riscossione delle entrate degli enti territoriali" richiesto dalla legge per sostituire Equitalia non è ancora un processo compiuto (e in alcuni casi nemmeno avviato) e molti comuni avranno serie difficoltà ad assumere in proprio la riscossione dei tributi.

Tra due mesi queste amministrazioni saranno poste davanti all’alternativa di ricorrere a un altro soggetto esterno che non sia Equitalia (ma quale?) o riportare all’interno il servizio dovendo però stare attente ai rigorosi limiti di spesa imposti dal patto di stabilità. Una difficle quadratura del cerchio. (A.D.M.)

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