Energia, la Robin Hood Tax non ricadrà sugli utenti. Ma è proprio vero?

L'addizionale energetica in teoria non dev'essere trasferita in bolletta. Ma i controlli sono difficili e le aziende possono trovare modi "legali" per far pagare i clienti

Secondo molti contende all’aumento dell’aliquota Iva il primo gradino del podio tra le cosiddette “misure recessive“, cioè quelle che, per fare cassa nell’immediato, rischiano di rallentare ulteriormente la ripresa economica. Stiamo parlando della Robin Hood Tax nella sua ultima versione, quella approvata con la manovra bis.

Un nome suggestivo che il ministro Tremonti aveva dato già dal 2008 all’addizionale sull’Ires (l’imposta sulle società) che si applica alle aziende energetiche e del gas. Le due principali modifiche introdotte qust’anno riguardano:

•  l’aliquota, che passa  dal 6,5 a 10,5%,
•  l’estensione anche alle fonti rinnovabili.

Il principale effetto di un imposta di questo tipo è quello di ridurre gli investimenti soprattutto nei settori più pionieristici come quello delle energie alternative. Questo farà contrarre l’offerta e renderà più difficile che questo costo aggiuntivo non venga trasferito sugli utenti finali come prescrive la legge. La preoccupazione è fondata anche perché viene dall’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas in una nota al Parlamento e al Governo.

L’Autorità sostiene che da qui a breve gli aumenti delle tariffe saranno inevitabili. Questo anche se la legge vieta espressamente la “traslazione” dell’onere sull’utente finale. La la nota dell’Authority richiama l’attenzione sull’attuale andamento del mercato che vede una lenta ma costante contrazione dei consumi dovuta alla crisi internazionale. L’addizionale Ires andrebbe a colpire le imprese proprio in un periodo di particolare vulnerabilità.

Le aziende possono aggirare il divieto

Ma è possibile per le aziende trasferire questi nuovi costi sul cliente aggirando la legge? Probabilmente . Innanzitutto per l’Authority è difficile controllare che questo non avvenga, cioè che i margini delle aziende energetiche non siano recuperati attraverso le bollette. Da anni l’Authority studia il mercato ma per alcuni comportamenti è impossibile effettuare l’accertamento.

Il Sole 24 Ore fornisce un esempio di come può avvenire questa elusione: “In teoria sarà sufficiente che un’azienda elettrica fermi, come per guasto, una centrale quando la domanda dei consumatori di corrente raggiunge il massimo (per esempio, attorno all’ora di pranzo). L’offerta di elettricità diverrà inadeguata alla domanda, i prezzi alla borsa elettrica saliranno, e in questo modo il fixing del prezzo del chilowattora potrebbe ripagare in modo invisibile le aziende elettriche”.

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