Effetto Panama Papers, il governo vuol dare un’altra chance agli evasori

Il governo Renzi si prepara a concedere agli evasori fiscali un’altra chance

Una settimana fa il viceministro all’Economia Enrico Zanetti aveva promesso “sanzioni salatissime” per gli ottocento italiani con i conti offshore a Panama che “non hanno sfruttato la finestra per l’emersione dei capitali all’estero, appena chiusa”.

Dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan arriva l’ammissione che il governo Renzi si prepara a concedere agli evasori fiscali un’altra chance. Con buona pace di chi ha credutoche la procedura per il rientro dei capitali che si è chiusa lo scorso 30 settembre sarebbe stata “l‘ultima occasione per mettersi in regola” senza incorrere in sanzioni penali.

“Stiamo facendo un “tagliando” ai meccanismi della voluntary disclosure per capire quali risultati ha prodotto e se esistano ancora margini di utilizzo. Se una macchina funziona e ci sono ancora chilometri da fare, si può certamente usare ancora”, ha detto in una intervista pubblicata da Il Sole 24 Ore.

Di qui la decisione di aprire una nuova finestra, di cui beneficeranno anche i contribuenti che hanno nascosto soldi oltreconfine rivolgendosi allo studio legale panamense Mossack Fonseca, al centro dell’inchiesta giornalistica dell’International consortium of investigative journalists e su cui le procure di Torino e Milano hanno già aperto fascicoli di indagine.

IN FRANCIA BOOM DI EVASORI CHE VOGLIONO METTERSI IN REGOLA– A Parigi la bufera dei Panama papers inizia a produrre i primi effetti concreti: al centralino del ministero delle Finanze, creato dal 2013 per gli evasori che si vogliono mettere in regola, sta arrivando una valanga di chiamate. Si tratta di un’”unità di regolarizzazione fiscale”, che in sostanza promette una certa clemenza alle persone che si autodenunciano, mentre le sanzioni nei confronti delle altre sono state appesantite.
Grazie al panico scatenato dai Panama papers, gli evasori si sono affrettati a fare domanda di regolarizzazione: alcuni direttamente coinvolti nello scandalo Mossack Fonseca, ma sono molto più numerosi i contribuenti che si sono fatti avanti spontaneamente. Nella maggioranza di casi si tratta di persone che hanno conti in Svizzera, ma a ruota dietro arriva il Lussemburgo.

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