Dalle dichiarazioni mezza Italia alle soglie della povertà. Ma poi arriva il redditometro

Solo tre italiani su mille dichiarano più di 150.000 euro. E l'85% di questi sono lavoratori dipendenti. Ma il nuovo redditometro dovrebbe rimettere ordine nella distribuzione della ricchezza nazionale

Le due notizie sono oggettivamente slegate ma arrivano abbastanza ravvicinate. E la cosa – diciamolo – ha un effetto suggestivo. La più recente riguarda la diffusione da parte dell’Agenzia delle Entrate della fotografia delle dichiarazioni fiscali 2009 (riferite ai redditi 2008, cioè in parte pre-crisi). Basta un primo sguardo per cogliere due dettagli significativi. Il primo: quasi metà degli italiani (il 48,2%) dichiara meno di 15.000 euro all’anno. Il secondo: solo un italiano su cento dichiara più di 100.000 euro all’anno. Ma dichiara o guadagna?…

Dichiarazioni e redditi, due strade separate?
La domanda è d’obbligo perché in Italia nessuno è disposto a giurare sulla totale attendibilità delle dichiarazioni fiscali, nel loro complesso. A partire dal fisco stesso, che infatti batte varie strade per scovare i “veri” redditi dei contribuenti. E qui siamo alla seconda notizia: è in arrivo il nuovo redditometro per ricavare il reddito effettivo dei contribuenti mettendo a confronto quanto dichiarato al fisco e quanto viene effettivamente consumato. Lo ha detto di recente il presidente dei commercialisti Claudio Siciliotti, dopo un incontro con l’Agenzia delle Entrate. Si tratterà di uno strumento di massa , in grado di effettuare controlli trasversali non solo su lavoratori autonomi e dipendenti, ma anche su disoccupati, pensionati e casalinghe.

Tra i super-ricchi quasi tutti lavoratori dipendenti
Nella fotografia “ufficiale” in effetti colpiscono gli estremi. Sono 19.832.302 gli italiani che vivrebbero con meno di 15.000 euro l’anno (ma solo 305.890, lo 0,74% dei contribuenti totali, quelli che non dichiarano alcun reddito). All’altro capo della scala, i 395.562 italiani (lo 0,96%) che dichiarano più di 100.000 euro.

E andando ancora oltre troviamo solo tre italiani su mille (circa 149.000 in tutto) con un reddito denunciato di 150.000 euro. Ma il dato più significativo è che, di questi, 129.000 (l’86%) sono lavoratori dipendenti e pensionati, cioè contribuenti che, pur volendo, le tasse non possono evaderle. E’ vero che la vasta categoria dei professionisti nel 2009 ha dichiarato il 3,3% in più dell’anno precedente, ma l’aumento è in linea con quello dei redditi complessivi, che è del 3,07%. Si parla d’altronde di redditi 2008, un anno che è stato toccato solo in parte dalla crisi economica.

E’ evidente a tutti che il quadro della distribuzione ricchezza che emerge dalle dichiarazioni ha grosse zone d’ombra. E qui dovrebbe intervenire il nuovo redditometro: se dichiarate 10.000 euro all’anno e andate in giro con un Suv da 50.000, cominciate a preoccuparvi…

Controlli per tutti
Il redditometro è uno strumento già noto, ma applicato finora solo a una fascia ristretta di contribuenti, solo in caso di indagini approfondite (circa lo 0,1% delle dichiarazioni dei redditi). In questi casi si esaminano anche le spese insolite come viaggi esotici, rette scolastiche, acquisti di opere d’arte ecc. Se per due esercizi consecutivi il reddito dichiarato è inferiore di oltre il 25% rispetto al reddito necessario per sostenere quel tenore di vita avviene la cosiddetta “inversione dell’onere della prova“: sta al contribuente cioè dimostrare che l’anomalia non è frutto d’evasione.

Ma l’informatizzazione della pubblica amministrazione rende tutto più facile per il fisco (e più rischioso per l’evasore). L’incrocio dei dati provenienti da diverse banche dati pubbliche, come i registri immobiliari, automobilistici o nautici, consentono di ricostruire facilmente la situazione reddituale e patrimoniale di tutti i contribuenti.

Attenti a quelle spese
Ecco un esempio di beni e spese indicativi della capacità reddituale delle persone fisiche:

abitazioni principali e secondarie (anche in locazione);
autoveicoli e altri mezzi di trasporto a motore (sparisce la classificazione in base alla cilindrata, sostituita da quella del costo reale);
imbarcazioni da diporto;
aerei ed elicotteri privati;
collaboratori familiari (maggiordomi, colf, ecc.);
cavalli da corsa;
assicurazioni di ogni tipo (escluse le polizze auto, sulla vita e contro gli infortuni),
viaggi,
iscrizioni a club e scuole private.

Il reddito presunto si ottiene moltiplicando il valore di ciascun bene per un coefficiente predeterminato. Il reddito così calcolato viene confrontato col reddito dichiarato e se quest’ultimo è inferiore di più di un quarto per due anni consecutivi scatta l’accertamento vero e proprio del fisco. (A.D.M.)

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