Dichiarazioni dei redditi, dove finisce l’otto per mille

Alla Chiesa cattolica l’85% delle risorse. La scelta è fatta con una firma sul modello 730 o Unico

Da circa 20 anni l’otto per mille consente ai contribuenti di finanziare con l’Irpef le istituzioni religiose o lo Stato. Una possibilità realizzabile attraverso il modello 730 o Unico.
Per esprimere la propria scelta basta firmare uno degli spazi contenuti nel modello 703-1 o nei riquadri di Unico che si trovano sopra lo spazio riservato alla firma. La scelta deve essere fatta unicamente per le istituzioni previste dai modelli di dichiarazione.

Ma quanti sono questi fondi e come sono distribuiti?
La Chiesa cattolica ha ricevuto nel 2009, l’85% delle preferenze, ovvero oltre 967 milioni di euro. Il resto è stato ripartito tra lo Stato e le altre cinque istituzioni riconosciute: l’Unione delle Chiese Cristiane Avventiste del Settimo Giorno, le Assemblee di Dio in Italia, la Chiesa Evangelica Luterana, l’Unione delle Comunità ebraiche e la Chiesa Valdese, al terzo posto in classifica.

La Chiesa cattolica ha destinato nel 2009 la maggior parte dei fondi alle esigenze di culto: oltre 423 mila euro sono serviti alle diocesi, all’edilizia, alla tutela dei beni ecclesiastici regionali e alle esigenze di rilievo nazionale. Più di 381 mila euro attribuiti al sostentamento del clero, 205 mila agli interventi caritativi delle diocesi, 85 mila al Terzo mondo e 30 mila alle esigenze di rilievo nazionale.
I fondi destinati allo Stato sono stati destinati al recupero di beni culturali, a scopi d’interesse sociale o a carattere umanitario, all’assistenza ai rifugiati e alle calamità naturali.
Va detto, però, che l’uso delle risorse statali dell’otto per mille hanno scatenato molte polemiche. Quando nel 2006, per esempio, un terzo del gettito fu usato per finanziare la guerra in Iraq, oppure quando queste risorse furono adoperate per consentire i pre-pensionamenti dei dipendenti Alitalia in esubero.
La Chiesa valdese destina tutti i fondi a scopi sociali e umanitari, all’istruzione e alla cultura: il 70% resta in Italia, il 30% va all’estero.

Il 56,5% dei contribuenti non esprime una scelta sull’otto per mille. Un’eventualità che ha scatenato diverse polemiche, perché la legge prevedere nel caso di preferenza non indicata che “la destinazione si stabilisce proporzionalmente alle scelte espresse e secondo gli accordi sottoscritti con le Confessioni religiose”.
Una norma che beneficia chi ottiene più preferenze.

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