Detrazioni fiscali, tagli in arrivo. Ecco quali perderemo

Il governo deve trovare dai tagli alle detrazioni almeno 1,5 miliardi. Ecco le ipotesi

La prima stima ufficiale sulla revisione delle agevolazioni fiscali è contenuta nel dossier sulle ‘tax expenditures’ messo a punto dai due commissari alla spending, Yoram Gutgeld e Roberto Perotti. Il taglio delle agevolazioni potrebbe toccare anche il “totem” delle detrazioni e delle deduzioni fiscali: le spese sanitarie.

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TAGLI SANITARI ALL’ORIZZONTE – A riguardo sono al vaglio due ipotesi, che comunque punterebbero sulla determinazione di fasce di reddito entro le quali garantire la massima detrazione, una riduzione fino all’esclusione. Una corrente vedrebbe il primo step a 55 mila euro, mentre un’altra lo innalzerebbe a 75 mila euro. Entrambe le ipotesi vengono però bocciate dal presidente Nazionale ANDI Gianfranco Prada, che ha messo a nudo due aspetti, ovvero che: “Sarebbe un’ulteriore pesante penalizzazione per i cittadini italiani già in difficoltà ad accedere alle prestazioni sanitarie”, con in più gli effetti negativi di una scelta miope, perché il risparmio sarebbe solo immediato, mentre “L’esperienza fatta nel settore edilizio ha dimostrato che il mancato incasso in termini di introiti Irpef, per lo Stato, è ampiamente ripagato in termini di maggior gettito fiscale dato dalle imprese del settore e crescita occupazionale”. (Continua sotto)

BONUS BADANTI IN BILICO – Lo stesso meccanismo di un taglio decrescente del bonus in relazione all’aumentare dei redditi potrebbe scattare anche per le deduzioni dei contributi pagati per l’assistenza personale e familiare, i cosiddetti badanti. Con l’azzeramento del bonus oltre quota 75mila euro il risparmio per l’Erario sarebbe di 50 milioni annui, mentre nell’ipotesi più morbida con soglia a 95mila euro le risorse da recuperare in ragione d’anno si fermerebbero a 36,2 milioni di euro.

A RISCHIO ANCHE MOBILI E RESTRUTTURAZIONI – Mano pesante anche sul fronte dell’edilizia. A partire dal tanto amato bonus Irpef del 36% (per quest’anno ancora al 50%) per le ristrutturazioni edilizie. L’idea messa a punto è quella di ridurre, a partire dal 2016, il bonus al 20% da poter spendere in quote annuali per 10 anni sia per le ristrutturazioni edilizie sia per gli interventi di riqualificazione energetica. E, nonostante il recente plauso incassato dal premier Renzi al Salone del mobile di Milano, nel dossier dei commissari alla spending review viene espressamente sancito l’addio al bonus per mobili: «Nessuna agevolazione per l’arredo degli immobili ristrutturati». Gli effetti per le casse dello Stato si avranno nel 2017 con un recupero di 294 milioni. Non solo. Stop anche a quello che i tecnici della spesa definiscono letteralmente «un regalo all’Ance»: la proposta è quella di eliminare la deduzione Irpef del 20% del prezzo di acquisto nel limite massimo di spesa di 300mila euro, per chi acquista immobili da mettere in locazione. Un bonus dalla vita breve, visto che a introdurlo era stato il tanto decantato decreto «sblocca Italia» (Dl 133/2014) convertito in legge nel novembre scorso.

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