Decreto fiscale e depenalizzazione sotto il 3%, Renzi ci ripensa: “Valuteremo”

La delega fiscale torna sul tavolodel governo il 20 febbraio. E cambierà rispetto all'originale

Si torna a parlare di delega fiscale e della (contestata) norma del 3%, in base alla quale non è punibile chi ha commesso un reato – tra cui la frode fiscale – per una somma pari a meno del 3% dell’imponibile. In previsione del prossimo 20 febbraio, quando il consiglio dei ministri si troverà ad esaminare il nuovo testo della delega fiscale, il governo sembra orientato a far sì che la franchigia del 3% non vada a coprire i casi di frode per l’evasione fiscale e venga sostituita da un mix di soglie e percentuali.

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RENZI: "VALUTEREMO" – Parlando ai microfoni di RTL, il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha fatto sapere: "Sulla norma del 3% stiamo valutando, verificando, vedremo se cambiarla e come. Il senso è che se fai il furbo e ti becco ti stango, ti faccio pagare il doppio ma diamo corso al processo penale se c’è buona fede. Berlusconi non c’entra niente, ma bisogna dividere tra gli evasori e chi fa errori in buona fede". Ma non è solo sulla questione Berlusconi che il decreto fiscale attira critiche, peraltro pure all’interno del Pd: "La norma che salva chi evade o froda il fisco sotto il 3% non può passare, in nessuna forma – dice Alfredo D’Attorre, deputato bersaniano – "Io sono per mantenere il clima di unità – aggiunge – ma a condizione che lo costruiamo su fatti e verità. Il richiamo alla Francia è del tutto fuori luogo: lì c’è un limite quantitativo molto basso (153 euro, ndr), che vanifica la percentuale. La norma del 3 per cento è un regalo ai grandi evasori". (Continua sotto)

L’ERRORE SULLA FRANCIA – E in effetti il richiamo al caso francese era ed è piuttosto fuori luogo. Il ministro Maria Elena Boschi ha ribadito come in Francia ci sia una norma uguale, con una soglia più alta, non del 3% ma del 10% di non punibilità dell’evasione fiscale ai fini penali. L’esempio citato è però profondamente errato. In Francia esiste la franchigia del 10%, ma è temperata, diciamo così, da una soglia assoluta di soli 153 euro sopra cui scatta il reato penale. La sanzione per l’illecito comparabile alla dichiarazione fraudolenta è di 5 anni di reclusione, elevabili a 7 in determinati casi, ed una ammenda di mezzo milione di euro che possono diventare due milioni.

Ma il 3 per cento non è la sola norma contestata. "Ci sono molti elementi – spiega ancora D’Attorre – da cancellare. A partire da quelli sulle banche". Renzi "ascolti il suo partito, come per Mattarella. Ha visto che la maggioranza che ottiene è più ampia di quella del patto del Nazareno".

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