Cuneo fiscale di nuovo in salita: tartassati single e famiglie

Ocse: in Italia il cuneo fiscale è salito di 0,37 punti nel 2014, attestandosi al 48,2%

Nel 2014 in Italia il cuneo fiscale – la differenza tra il costo del lavoro sostenuto dall’impresa e il salario netto percepito dal lavoratore – è tornato a salire, precisamente di 0,37 punti, attestandosi al 48,2%. Risulta superiore del 12% della media OCSE, pari al 36%, in crescita a sua volta dello 0,1%. Il dato riguarda sia i single sia le famiglie.

Vedi anche:
"Arriva una stangata fiscale da 100 miliardi". Le Pmi attaccano Renzi
Il Fisco indaga in banca: operazioni in conto da giustificare
Le insidie del canone Rai in bolletta: costi aggiuntivi fino al 15%
Nuova ricetta contro l’evasione fiscale: IVA su scambi intermedi

IL RAPPORTO – Secondo il rapporto ‘Taxing wages’ dell’Ocse, nel 2014 il peso della tassazione su una famiglia monoreddito con due figli è stato del 39%, 0,5 punti percentuali in più del 2013 e il quarto più elevato tra i Paesi dell’organizzazione. Per i single, il cuneo è aumentato di 0,37 punti al 48,2%, collocando l’Italia al sesto posto per pressione fiscale tra i Paesi Ocse. (Continua sotto)

Nel 2013, il cuneo fiscale per le famiglie monoreddito era calato, sempre di 0,5 punti, e l’Italia era così scesa al quinto posto della graduatoria tra i Paesi Ocse, superata dall’Austria, che nel 2014 scende invece al sesto posto.
Invariato il trio di Paesi in cui la pressione fiscale per questa categoria di famiglie è più elevata: Grecia (43,4%), Belgio (40,6%) e Francia (40,5%). Per quanto riguarda i single senza figli, la posizione dell’Italia nella classifica della pressione fiscale stilata dall’Ocse nel 2014 resta invariata rispetto al 2013. Davanti al nostro Paese ci sono sempre Belgio (55,6%), Austria (49,4%), Germania (49,3%), Ungheria (49%) e Francia (48,4%).

COSTO DEL LAVORO – Tornando ai redditi dei single, la tassazione è appesantita, in particolare, dai contributi previdenziali sostenuti dall’impresa, pari al 24,3% del costo del lavoro, il quarto livello più alto nell’area OCSE, dove prima è la Francia con il 27,7%. L’imposta sui redditi rappresenta, invece, il 16,7% del costo del lavoro e i contributi a carico del lavoratore il 7,2%.

SALARI – Il costo medio del lavoro per un dipendente italiano ammonta, a parità di potere di acquisto, a 55.395 dollari, in sedicesima posizione tra i paesi OCSE, mentre  il salario lordo di un lavoratore italiano scende a 40.426 dollari, al diciannovesimo posto. Tradotto, fanno 30.463 euro, molto meno dei 46.000 della Germania, dei 37.400 della Francia, ma anche dei 34.500 dell’Irlanda.

Infine, mentre la crescita dei salari nel 2014 in Italia è stata appena dell’1,4%, in Germania è stata il doppio, in Irlanda del 4%, mentre in Grecia si è registrato un calo del 2,9% e in  Portogallo dell’1,2%. E si tenga conto dell’inflazione allo 0,1% e all’aumento delle imposte personali dello 0,5%, che hanno reso l’incremento dello scorso anno nel nostro paese ancora più impercettibile per i lavoratori.

Cuneo fiscale di nuovo in salita: tartassati single e famiglie