Crisi economica e instabilità politica, ecco i Paesi a rischio – Italia meglio di Usa, Francia e Spagna, ma per stare tranquilli bisogna emigrare in Scandinavia

Italia meglio di Usa, Francia e Spagna, ma per stare tranquilli bisogna emigrare in Scandinavia


E’ intuitivo: la crisi reca con sé instabilità politica. All’Economist hanno provato addirittura a misurarla, con il rapporto speciale “Manning the Barricades” (ergere le barricate), che si conclude indicando quali sono i Paesi più a rischio di sommovimenti sociali.

Per arrivare a queste conclusioni, è stato creato un indice di instabilità politica che considera la vulnerabilità di un dato Paese agli sconvolgimenti politici e sociali. La scala dei valori va da 0 (nessuna vulnerabilità) a 10 (massima vulnerabilità).

Su 165 Paesi analizzati, ben 27 sono considerati ad altissimo rischio. L’Africa è il continente con maggiori difficoltà: guida il gruppo lo Zimbabwe (8,8 di punteggio), seguito da Ciad (8,5) e Repubblica Democratica del Congo (8,2), poi la Cambogia (primo Paese asiatico) a pari merito con il Sudan (8), e l’Iraq (7,9).
Dopo compaiono sei Stati a pari merito (7,8): Costa d’Avorio, Haiti, Pakistan, Zambia, Afghanistan e Repubblica Centrafricana.

La Norvegia è lo Stato più stabile del mondo, con 1,2 di punteggio. Danimarca – già prima nella classifica di Forbes sui Paesi dove è meglio investire Canada, Svezia e Finlandia sono altri luoghi dove appare inutile tenere un Kalashnikov sotto il cuscino.

L’Ucraina è il Paese europeo più a rischio (16esima, 7,6 di punteggio), poi la Moldova e la Bosnia Erzegovina (19sima, 7,5).
L’Italia si trova perfettamente a metà in quanto a punteggio (5), mentre è 120sima nella classifica generale dei Paesi. E’ considerata più stabile della Russia (65esima 6,5), della Spagna (103esima, 5,5) e perfino degli Usa e della Francia, appaiati al 109esimo posto (5,3).
Meglio di noi, Cina (124esima, 4,8), Regno Unito (132esimo, 4,6), Germania e Giappone (150esimi, 3,8).

Il metodo
L’indice di instabilità politica è una media di due altri sotto-indici – quelli di vulnerabilità strutturale e di difficoltà economica – che si basano su 15 indicatori, che comprendono voci come diseguaglianza, corruzione, frammentazione etnica, tipo di regime, etc.

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