Così le tasse si mangiano lo stipendio. Letta: ‘Ecco come le abbasseremo’

A causa della pressione fiscale lo stipendio degli italiani è tra i più bassi d'Europa.

A causa della pressione fiscale lo stipendio degli italiani è tra i più bassi d’Europa. Eppure alle imprese un lavoratore costa come in Germania. “L’insostenibile leggerezza del Fisco” rischia prolungare la crisi. Intanto si torna a parlare di riduzione del cuneo fiscale. Sarà la volta buona?
 
Nella classifica degli stipendi lordi – senza calcolare imposte e contributi – l’Italia è in linea con la media Ue. Il netto, invece, cioè quello che rimane, dopo la decurtazione destinata alla contribuzione previdenziale – le pensioni – e ai tributi, fa perdere parecchie posizioni. Finiamo nei bassi fondi della classifica.
 
Una situazione che pesa, ancora di più in un periodo di forte recessione. Un circolo vizioso che rischia di avviluppare la crisi, da contingente a strutturale. Le imprese devono sostenere un costo del lavoro alto, i lavoratori si trovano nel portafoglio uno stipendio inadeguato a sostenere i consumi. A questo aggiungiamo la crescita della disoccupazione e la ricetta è pronta. Amara e indigesta.
 
Ecco perché la promessa del premier Enrico Letta, in occasione della fiducia dello scorso mercoledì, è stata quella di ridurre il cuneo fiscale, ovvero abbassare le imposte sul lavoro. Una soluzione che potrebbe avviare una spirale positiva. La sfida resta quella di trovare i soldi. L’aumento dell’Iva potrebbe essere un beneficio se questa imposta – detta indiretta perché colpisce quello che si acquista e non il reddito – aprisse la strada a una riduzione tributaria sul capitale e il lavoro. Per questo, con tutta probabilità, la riduzione delle aliquote interesserà i redditi più bassi. Comunque sarebbe un significativo segnale d’inversione di tendenza.
 
Abbiamo chiesto ad Arrigo Panato, dottore commercialista e consigliere della Fondazione dottori commercialisti di Milano, quanto sia urgente agire per evitare al paese nuovi e – forse – insostenibili sacrifici. 
 
Quanto sta pesando sulle imprese la pressione fiscale sul reddito e sugli stipendi? E’ il vero freno a una ripresa sostenuta?
Il sistema paese in Italia pesa sulle imprese sia attraverso una pressione fiscale ormai insostenibile sia attraverso una burocrazia fatta di adempimenti spesso inutili e costosi. Non solo, l’incertezza del diritto allontana le imprese dal nostro paese che risulta essere sempre meno competitivo. È facile comprendere come i problemi del Paese siano ben più complicati, l’elevato livello di tassazione ne rappresenta solo una parte anche se non marginale.
 
Lo spostamento della tassazione dal reddito alle imposte indirette e al patrimonio, potrebbe liberare risorse necessarie per ridurre il cuneo fiscale?
Sì, spostare la tassazione dai redditi a patrimonio e consumi può essere una scelta di politica economica condivisibile. Purtroppo oggi assistiamo non ad uno spostamento, ma a un continuo aumentare dell’imposizione fiscale. È importante ricordare inoltre che spesso possedere immobili non significa parimenti avere a disposizione risorse liquide per pagare le imposte. Parimenti va sottolineato che in una fase come l’attuale di recessione economica l’aumento dell’Iva non fa altro che comprimere un mercato nazionale sempre più ripiegato su se stesso, mettendo in difficoltà le famiglie, soprattutto quelle con redditi bassi. Una riforma della tassazione in Italia dovrebbe avere tra gli obiettivi, oltre alla semplificazione e a incentivare il fare impresa, la progressività e la tutela dei ceti meno abbienti.
 
La crescita dell’Iva bloccherà a suo giudizio questa debolissima ripresa?
Sinceramente non vedo alcuna ripresa, soprattutto a livello nazionale non vedo nessuna volontà politica riformatrice in grado di ridare speranza a imprese e professionisti.

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