Controllo delle nascite, necessità o tabù

La campagna Global Population Speak Out chiede che se ne parli


O ci pensiamo noi o ci penserà la natura. O saremo in grado di controllare il boom demografico o qualche cataclisma si abbatterà su di noi, decimando drasticamente la popolazione mondiale.

Un articolo dello scienziato statunitense John Feeney per il sito della BBC parla di “collasso ecologico” prossimo venturo, riferendosi alla sovrappopolazione planetaria.
Abbiamo oltrepassato le “capacità di carico” della Terra – questo il sunto del ragionamento – e dobbiamo porci seriamente il problema. Altre estinzioni sono lì a insegnarcelo.

Ma il punto è: perché nessuno ne parla? I problemi connessi al controllo delle nascite – vedi la politica del figlio unico in Cina – non devono far sì che discuterne diventi un tabù, osserva Feeney, pena la fine della nostra specie.
Per promuovere la discussione sull’argomento, lo scienziato Usa ha lanciato la campagna Global Population Speak Out, che riunisce oltre 100 autorevoli voci da 19 Paesi, impegnate a dibattere pubblicamente di problemi demografici durante tutto il mese di febbraio 2009.

Molti ritengono che il controllo dell’incremento della popolazione sia inevitabilmente legato a violazioni dei diritti umani, ma Feeney ritiene si possa coniugarlo invece con maggiori diritti.
Non si tratta infatti di autorizzare forme di sterilizzazione coatta, ma di adottare strategie come “l’educazione di ragazze e donne adulte nei Paesi in via di sviluppo per conferire loro più poteri”. E’ necessario utilizzare anche i media “per renderle consapevoli delle possibili alternative in materia di dimensione delle famiglie e pianificazione familiare“.

Secondo Feeney, il controllo delle nascite è l’unica opzione valida per evitare la catastrofe. La riduzione del consumo pro capite non può bastare, come ci ricordano anche le proiezioni del Global Footprint Network.
Il metodo dell'”impronta ecologica” valuta l’impatto complessivo di ognuno di noi sulle risorse della natura. Cioè, quanta terra, acqua, aria consumiamo. Analizzando i dati per nazione, scopriamo che ci vorrebbero già oggi quattro Italie per mantenere tutti i cittadini della Repubblica.

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