Conto alla rovescia per lo “spesometro”. Codice fiscale necessario per lo shopping

Per tutti gli acquisti superiori ai 3.600 euro il negoziante ci chiederà documenti e codice fiscale. Da trasmettere al fisco per controlli

Mancano tre mesi esatti alla resa dei conti col fisco. Non è esagerato chiamare così l’introduzione dello “spesometro“, il nuovo strumento per presumere il reddito di un contribuente dalle spese che fa, per l’appunto. Dopo il redditometro – già reso più severo con l’introduzione di nuovi indicatori di reddito quali i viaggi di lusso o l’iscrizione a corsi esclusivi – debutta il prossimo 1° maggio il rilevamento generalizzato delle spese.

In sostanza verranno monitorati automaticamente, tramite gli stessi negozianti, tutti gli acquisti superiori a una certa soglia per metterli a confronto con i redditi dichiarati. Potrebbe essere una svolta nella lotta all’evasione ma sicuramente apre una fase nuova nei rapporti tra fisco e cittadino.

Come funziona

Il meccanismo è elementare: per tutti gli acquisti di importo superiore ai 3.600 euro (Iva compresa) i clienti dovranno fornire i propri dati anagrafici e codice fiscale al rivenditore, il quale dovrà poi trasmetterli al fisco entro il 30 aprile 2012 (per tutti gli acquisti di quest’anno). Questo vale per l’acquisto sia di beni che di servizi anche effettuati online (dove peraltro quasi sempre le generalità sono già richieste).

Queste spese verranno confrontate tramite uno speciale algoritmo informatico con il tenore economico dichiarato dal contribuente e in caso di incongruenza partirà l’accertamento.

La soglia dei 3.600 euro vale per gli acquisti fatti da privati, per i quali cioè viene rilasciato lo scontrino fiscale o la ricevuta. Per chi acquista con fattura – ovvero i possessori di partita Iva: lavoratori autonomi, professionisti o imprenditori – la soglia si abbassa a 3.000 euro.

Non servirà frazionare il prezzo (ad esempio pagando l’acconto e poi il saldo) per avere singoli importi inferiori alla soglia: la segnalazione dovrà fare riferimento alla transazione contrattuale nel suo insieme, cioè con riferimento al prodotto o servizio venduto a quel determinato cliente identificato dal suo codice fiscale.

Il provvedimento ha addirittura un effetto retroattivo, ma per importi molto più alti: dovranno essere segnalati gli acquisti superiori ai 25.000 euro fatti nel 2010 ma solo con emissione di fattura. Per l’anno scorso, cioè, vengono monitorati solo i titolari di partita Iva e non i privati.

Per chi è in regola non cambia nulla: cambia per chi evade“, ha dichiarato il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera, in occasione della presentazione dello spesometro. “Il passaggio al nuovo redditometro è stato comunque un atto dovuto e si fonderà su una base matematico-statistica ben più solida rispetto al passato. E il suo uso avrà soprattuto effetti persuasivi”. (A.D.M.)

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