Codice fiscale, come si calcola e come si corregge in caso di “omocodia”

Sedici caratteri che ci identificano davanti al fisco. Ma non sempre è così. Ecco come si costruisce il codice fiscale e come si corregge la duplicazione

Poche cose ci appartengono in esclusiva come il codice fiscale. Quell’insieme di lettere e numeri stampigliati su una tesserina che ognuno riceve a pochi giorni dalla nascita è il nostro “nome” identificativo per l’erario, il primo “contatto” che lo Stato prende con i cittadini. E’ il risultato di un calcolo automatico che combina elementi del nostro nome e cognome, sesso, data e luogo di nascita. Dovrebbe uscirne un codice univoco per ciascun cittadino. Eppure non sempre è così: esiste un “disturbo” anagrafico che colpisce circa 30mila italiani e si chiama omocodia, il caso in cui i dati anagrafici generano due codici fiscali uguali. E va corretto.

Ecco come si come si calcola il codice fiscale e come si correggono le anomalie.

La composizione del codice fiscale

Il codice fiscale è il frutto di un “puzzle” composto da 16 elementi. Vediamo come sono composti usando come esempio un ipotetico (speriamo) Mario Rossi nato a Roma il 1° gennaio 1970.

 3 lettere   RSS 
 Cognome:
 • le prime tre consonanti nell’ordine in cui appaiono;
 • se le consonanti sono meno di tre si passa alle vocali;
 • se il cognome ha meno di tre lettere l’ultimo carattere è una X.
 3 lettere   MRA 
 Nome:
 • la 1a, la 3a e la 4a consonante (per comprendere anche i molti nomi composti
   (es. Maria Teresa);
 • altrimenti si seguono gli stessi criteri di composizione del cognome.
 2 cifre 70
 Anno di nascita: le ultime due cifre.
 1 lettera A
 Mese di nascita: gennaio A, febbraio B, marzo C, aprile D, maggio E, giugno H,
 luglio L, agosto M, settembre P, ottobre R, novembre S, dicembre T.
 2 cifre 01
 Giorno di nascita: con lo zero iniziale se ha una cifra sola.
 Sesso: per le donne il giorno di nascita è aumentato di 40 (sa Mario fosse Maria,
 questo campo sarebbe 41)
 1 lettera
 3 numeri
 H501
 Comune/Stato estero di nascita: per ciascuno esiste un codice univoco reperibile
 presso l’Agenzia del territorio.
 1 lettera S
 Lettera di controllo: generata automaticamente

Un sacco di “omocodi”

Ma quanti Mario Rossi (o gli altri diffusi casi di omonimia) sono anche nati lo stesso giorno nella stessa città? Ci sono casi in cui la coincidenza dei dati anagrafici uguali generano “in automatico” lo stesso codice fiscale. Ma questo non è possibile, l’identificazione univoca del contribuente è fondamentale: vorreste pagare le tasse per un altro? La “patologia” si chiama omocodia e va eliminata. Il problema non è così raro come può sembrare: nel 2000 i casi di omocodia erano ben 24.000, con una media di 1.400 casi nuovi all’anno. Ma come si guarisce?

La correzione

Il primo passo per risolvere il problema dell’omocodia è accorgersene: il cliente ovviamente non sa dell’esistenza di un suo gemello fiscale fin quando non entra col suo codice in qualche processo telematico, cosa che ormai accade piuttosto di frequente.

Scovato dal sistema, lo sfortunato contribuente dovrà rivolgersi all’Agenzia delle Entrate per chiedere la correzione del codice. Si tratta di una procedura già prevista e consiste nel sostituire uno o più dei sette numeri del codice, a partire da quello più a destra, con delle lettere corrispondenti. Per l’esattezza:

0 = L   |   1 = M   |   2 = N   |   3 = P   |   4 = Q
5 = R  |    6 = S   |   7 = T   |   8 = U   |   9 = V

Ma i software inciampano

Ma i problemi non finiscono qui. Il codice fiscale infatti è un biglietto da visita sempre più richiesto. E sempre più verificato. In tempi di informatizzazione dei servizi, di e-shopping e online banking, capita sempre più spesso di dover digitare il proprio codice fiscale in qualche maschera di accesso. L’esattezza del codice viene poi verificata da programmi che utilizzano un algoritmo automatico, lo stesso usato per la creazione iniziale.

Risultato: il sistema non riconosce il codice corretto e respinge l’utente. E siccome i casi di omocodia sono in crescita, anche per via dell’attribuzione del codice fiscale a molti stranieri, anche le proteste degli utenti sono destinate ad aumentare.

A proposito: Rossi è il cognome più diffuso in Italia ma “Mario Rossi” non è la firma più frequente. Il premio dell’omonimia lo vincono infatti gli oltre 2.700 Giuseppe Russo. (A.D.M.)

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