Cedolare secca, un flop inaspettato. Come funziona e perché non ha funzionato

Gli incassi del fisco per l'emersione degli affitti in nero sono inferiori alle perdite per l'aliquota agevolata. Succederebbe così anche per la detrazione degli scontrini?

Per far pagare le tasse agli italiani non sono sufficienti né il bastone dei controlli né la carota degli sconti fiscali. Lo dimostra il risultato di un’agevolazione come la cedolare secca, creata per fare emergere gli affitti in nero, che ha prodotto ”un gettito di gran lunga inferiore alle previsioni”.

Lo ha dichiarato di recente il direttore del dipartimento delle finanze del ministero dell’economia, Fabrizia Lapecorella. A consuntivo 2011 il gettito complessivo della cedolare secca è stato di 672 milioni di euro contro i 2,7 miliardi attesi, la stima per il 2012 è di 814 milioni su una previsione iniziale di 3,8 miliardi e dal 2014 si attende meno di 1 miliardo contro i 4 previsti.

Insomma un flop. Almeno per il fisco. Perché per il contribuente – quello che prima pagava l’Irpef sul reddito da locazione con le aliquote ordinarie – l’imposta forfettaria piatta è stata un vantaggio. Ma molti di coloro che prima non dichiaravano questi redditi non hanno trovato la nuova imposta abbastanza "vantaggiosa".

Niente emersione, un vantaggio solo per chi già pagava

La cedolare secca è appunto una tassazione forfettaria con un’aliquota ridotta (21 o 19% a seconda del tipo di contratto) rispetto alle aliquote Irpef ordinarie. Nelle intenzioni del governo Berlusconi, che l’aveva introdotta nel 2011, avrebbe dovuto recuperare una grossa fetta di gettito sottratto al fisco.

In altre parole, i proprietari di case che fino a quel momento le affittavano in nero dovevano essere invogliati a denunciare i contratti in cambio di uno sconto fiscale. La logica è quella della sanatoria: incassare meno di quanto si dovrebbe sulla carta, ma più di quanto succede nella pratica. Il risultato finora è stato però di un quarto dell’incasso stimato.

Qualcuno potrebbe dire: sono comunque 672 milioni incassati, meglio di niente. Attenzione: con la cedolare il fisco ha rinunciato al gettito dell’Irpef ordinaria dei proprietari onesti che già denunciavano l’affitto. E’ una questione di saldo, ovvero:
 

aumento di gettito
per emersione degli affitti in nero
meno diminuzione di gettito
per riduzione dell’aliquota d’imposta

E questo saldo risulta negativo. Senza cedolare sullo stesso reddito imponibile sarebbero stati incassati 2,2 miliardi. Il che significa che lo Stato ha perso più di un miliardo e mezzo di gettito. In pratica le emersioni dal nero sono state poche e chi già pagava le tasse sull’affitto ne ha avuto un vantaggio.

Conflitto di interessi fiscale, una scommessa

Probabilmente – come sostiene lo stesso ministero – una parte dell’insuccesso è dovuto alla complessità della procedura per esercitare l’opzione della cedolare. Ma questo risultato fa riflettere sull’efficacia del conflitto di interessi fiscale che si vorrebbe inserire in Italia tramite la possibilità di detrarre gli scontrini di alcune tipologie di spesa.

Il rischio è analogo: per il cliente-contribuente il vantaggio fiscale futuro (detrazione della spesa e riduzione dell carico fiscale con la dichiarazione dell’anno successivo) può essere inferiore a quello economico attuale (ricevere uno sconto sull’acquisto spartendo il vantaggio fiscale col compratore). Lo Stato rischierebbe anche in quel caso di non far emergere il nero e ricevere meno soldi consentendo di detrarre scontrini emessi da negozianti che lo facevano già prima.

Ma è anche vero che per vedere i risultati di queste "rivoluzioni" fiscali servono tempi medio-lunghi. L’idea della convenienza fiscale deve penetrare lentamente nella testa del contribuente. E quella del contribuente italiano è piuttosto dura. (A.D.M.)

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