Cartelle esattoriali: ecco come difendersi

Senza arrivare alle "cartelle pazze", ci sono diversi casi in cui la richiesta è ritenuta illegittima dal contribuente.

Senza arrivare alle "cartelle pazze", ci sono diversi casi in cui la richiesta è ritenuta illegittima dal contribuente perché il debito è già stato saldato, perché è prescritto, perché è eccessivo e così via. La legge mette a disposizione tre precisi strumenti di difesa: la richiesta di sospensione della cartella, l’autotutela presso l’ente creditore e il ricorso al giudice tributario. Vediamoli.
 

La sospensione della cartella esattoriale

La legge di stabilità per il 2013 consente al contribuente di richiedere a Equitalia la sospensione della cartella di pagamento al ricorrere di alcune "cause idonee", quali ad esempio il pagamento già effettuato, la prescrizione del diritto di credito, un provvedimento di sgravio emesso dall’ente creditore o qualsiasi altra causa (dimostrabile) di non esigibilità del credito.

La domanda di sospensione va presentata a Equitalia entro 90 giorni dalla notifica della cartella insieme alla documentazione necessaria a dimostrare l’inesigibilità. La domanda produce la sospensione immediata della riscossione: Equitalia trasmette entro 10 giorni la richiesta all’ente creditore il quale ha altri 60 giorni per accogliere o respingere la domanda. Se entro 220 giorni dalla presentazione della domanda il debitore non riceve risposte, il debito si considera estinto per silenzio-assenso.

L’autotutela presso l’ente creditore

Se il debito fiscale sussiste ma si ritiene che ci sia, ad esempio, un errore di calcolo, il contribuente ha due possibilità. La prima è la domanda di autotutela che non va più rivolta alla società di riscossione (Equitalia) ma direttamente all’ente creditore per chiedere l’annullamento (sgravio) totale o parziale del debito, cioè la correzione dell’errore.

L’ente valuta la domanda e la documentazione allegata e se la approva comunica a Equitalia lo sgravio. Al provvedimento di sgravio segue il rimborso delle somme eventualmente già pagate e non dovute.

Non c’è un termine di legge per presentare la domanda ma è opportuno muoversi rapidamente prima che inizi la procedura di riscossione forzosa (pignoramento) da parte di Equitalia. Per questo motivo è meglio presentare, contestualmente all’autotutela, anche una domanda di sospensione della riscossione a Equitalia.

Il ricorso al giudice tributario

L’altra strada possibile è l’impugnazione della cartella davanti all’autorità giudiziaria competente (es. Commissione tributaria provinciale). Il termine per questo ricorso è di:
60 giorni dal ricevimento della cartella se si tratta di un accertamento esecutivo (cioè che prevede la riscossione immediata);
• 150 giorni (60 + 90 di sospensione del termine) se si tratta di un accertamento con adesione (cioè il "patteggiamento" col fisco della somma da versare con la riduzione delle sanzioni a 1/3 del minimo) che non ha avuto esito positivo.

Il ricorso al giudice tributario comporta il pagamento di un contributo unificato che va da 30 euro (per le cause di valore fino a 2.583,28 euro) fino a 1.500 euro (per le cause di valore superiore a 200mila euro). 
 

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