Caro-federalismo, per coprire i buchi aumentano le tasse su Rc auto e benzina

Le regioni e le province devono sempre più "arrangiarsi" fiscalmente. E così aumentano l'addizionale sulla polizza auto e l'accisa sulla benzina

Da “contribuenti della strada” verrebbe da dire che gli effetti del federalismo fiscale sono sempre meno incoraggianti. Il nuovo modello di fisco decentrato sembra prendersela soprattutto con gli automobilisti. Aumento delle imposte sulla polizza auto, sul passaggio di proprietà dei veicoli e sulla benzina: tre bocconi indigesti che i contribuenti hanno già cominciato a ingoiare. Vediamoli nel dettaglio.

Corsa al prelievo sulla polizza auto
entro il 30 giugno

Il decreto attuativo sul fisco regionale e provinciale, approvato a fine marzo, ha dato alle province la possibilità di aumentare del 3,5% la tassazione sull’Rc auto (che oggi è del 12,5%). In realtà la legge lascia la facoltà di aumentare o diminuire l’addizionale di loro competenza in questa percentuale in base alle esigenze di bilancio. Ma i bilanci delle province, manco a dirlo, non godono di ottima salute.

Come prevedibile, gli effetti di questo provvedimento non hanno tardato a farsi sentire e gli enti locali hanno cominciato a sfruttare questa nuova fonte di gettito. Sono già sette le province che hanno deliberato l’aumento del 3,5%: Alessandria, Benevento, Bologna, Chieti, Cremona, Pescara e Vibo Valentia (gettito complessivo previsto: 3,6 milioni di euro). L’adeguamento è possibile entro il 30 giugno quindi c’è da scommettere che altre correranno ad accodarsi nei prossimi giorni. Le misure sono state giustificate con la necessità di sopperire ai tagli dei trasferimenti da Roma (nel comune campano quasi 5 milioni di euro necessari per la messa a norma e in sicurezza degli edifici scolastici).

La “tassa sulle sciagure” debutta nelle Marche

Oltre a questo aumento già avviato, sono in arrivo altre due novità che colpiranno sempre le quattro ruote. Una è l’imminente aumento dell’imposta provinciale sui passaggi di proprietà (il nuovo sarà equiparato all’usato).

L’altra è la cosiddetta “tassa sulle sciagure“. Il primo allarme viene dalle Marche colpita dall’alluvione del marzo scorso. I danni ammontano a 462 milioni e la regione non ha i fondi disponibili per la ricostruzione. Ma nemmeno Stato. L’aiuto (si fa per dire) viene dal decreto milleproroghe che stabilisce che in caso di gravi calamità naturali i governatori hanno la possibilità, se le casse regionali piangono, di aumentare le tasse. Si parte dalle addizionali Irpef e Irap e, se le risorse sono insufficienti, l’accisa regionale sui carburanti fino a 5 centesimi al litro. Le Marche sono la prima regione che sfrutterà la nuova normativa. Ma anche con queste misure non si arriverà a raccogliere più di 20-25 milioni.

Un federalismo zoppo

A questo punto verrebbe una domanda terra terra: ma il federalismo non doveva portare una maggiore efficienza fiscale e quindi meno tasse per tutti? L’idea sarebbe, in soldoni, quella di dare agli enti locali una sempre maggiore autonomia nelle entrate e nelle spese. Ma la percezione diffusa è che per ora in realtà federalismo significhi solo che lo Stato chiude i cordoni della borsa agli enti locali, i quali devono arrangiarsi da sé. Così, “moltiplicando” gli enti esattori (regioni, province e comuni) si moltiplica anche il prelievo fiscale. (A.D.M.)

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