Carico fiscale: in Italia le tasse sulle imprese più alte del mondo

Lo calcola il rapporto 'paying taxes' presentato cin la Banca Mondiale

Il carico fiscale sulle imprese italiane è il più alto nel mondo. Lo calcola la società di consulenza e revisione PwC nel rapporto “Paying Taxes” diffuso giovedì a Varsavia con la Banca Mondiale e presentanto a Roma al ministero dell’Economia. Il imprese italiane sono infatti soggette a un total tax rate pari al 64,8% dei profitti commerciali nel 2014, in miglioramento rispetto al 2013. La media internazionale pari al 40,8%, quasi il 25% in meno.

COSTO DEL LAVORO E ADEMPIMENTI – Il costo del lavoro su questa percentuale ha inciso per il 40%. I dati indicano, tuttavia, un certo miglioramento nell’ultimo decennio, essendo scesa la pressione fiscale sulle imprese italiane dal 76,9%. Resta il fatto che sulle 189 economie del pianeta esaminate, il nostro paese si trova in fondo alla classifica, alla poco invidiabile posizione 137. Ma l’Italia non è messa male solo in termini di quantità di tasse pagate, bensì anche delle ore necessarie per gli adempimenti nell’anno, pari a 269 ore, più delle 261 della media europea e delle 173 dei paesi Efta (European free trade association). Inoltre, le scadenze da rispettare sono risultate 14 contro le 11,5 della media europea.

Il direttore del Dipartimento Finanze del Mef, Lapecorella, ha voluto mettere l’accento sul fatto che comunque il peso fiscale per le imprese sia calato: in 10 anni è sceso di 12 punti, dal 76,8% del 2004 al 64,8% del 2014. E con le riforme messe in campo, sostiene, si potrà ancora migliorare.

“Il rapporto 2016 si riferisce all’anno fiscale 2014 e non accoglie necessariamente, nella metodologia del caso preso a base, tutte le modifiche in materia di fiscalità introdotte nei Paesi”, ha ricordato in proposito Fabrizio Acerbis, managing partner di PwC Tax & Legal Services, sottolineando che “la classifica odierna non riflette alcuni interventi legislativi italiani che, pur operando in chiave di semplificazione o di riduzione del carico fiscale complessivo, o non sono rilevanti rispetto al caso base (ad esempio il bonus 80 euro) o assumeranno rilevanza nelle future rilevazioni (ad esempio la deduzione del costo del lavoro dalla base imponibile Irap o gli sgravi contributivi per nuove assunzioni)”. Acerbis aggiunge che “la pressione fiscale e il costo di compliance non esauriscono i temi intorno alla fiscalità: la stabilità delle norme, la certezza interpretativa, i tempi del contenzioso, influiscono direttamente sulla competitività dei singoli Paesi”.

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