Tasse sui capitali evasi, anche Atene batte Roma. E l’Italia cosa aspetta?

Dopo Inghilterra, Germania e Austria anche la Grecia stringe accordi con la Svizzera per tassare il denaro occultato nel Paese transalpino. Col placet dell'Ue. E l'Italia snobba un gettito che può sfiorare i 50 miliardi

Anche la Grecia si appresta a tassare i capitali detenuti dai suoi cittadini nelle banche svizzere. E’ quanto riporta l’autorevole quotidiano ellenico To Vima, secondo il quale il vice ministro delle Finanze greco George Mavraganis incontrerà la controparte svizzera per raggiungere un accordo sulla tassazione del denaro esportato.
L’ammontare del capitale ellenico occultato nel paese alpino si aggirerebe intorno ai 20 miliardi di euro che, in base all’accordo, verranno tassati ad un tasso fra il 20-30%.
Una cifra ‘modesta’, rispetto ai 150 miliardi che corrispondono alla stima del deposito dagli evasori italiani nelle casse elvetiche.

Mentre il Governo dichiara guerra all’evasione e istituisce nuovi balzelli che colpiscono su più fronti il portafoglio degli italiani (+2300 euro a famiglia nel 2012), lo stesso esecutivo continua a snobbare quel tesoro depositato nei caveau delle banche transalpine per sfuggire al fisco patrio.

Altri Paesi sono già intervenuti, varando accordi con il governo della Confederazione Helvetica, al fine di tassare i capitali di chi vuole farla franca.
Il governo della Germania, ad esempio, ha deciso di tassare il denaro occultato con un prelievo una tantum tra il 21 e il 41 per cento e una patrimoniale colossale del 50 per cento per chi eredita un conto svizzero e non lo dichiara al fisco tedesco.
Anche l’Austria ha firmato quest’anno un accordo con la Svizzera che prevede una tassazione una tantum per il passato con una percentuale media del 25 per cento. Il governo austriaco ha già previsto nel budget 2013 incassi per questo prelievo alla fonte pari a un miliardo di euro. Anche la Gran Bretagna è intervenuta nella stessa direzione.

La Commissione Europea, inizialmente scettica su quelle che potevano sembrare ‘sanatorie’ dedicate a posizioni illecite, e in attesa di un accordo comune ai 27 Paesi, ha dato via libera, lo scorso aprile, alle intese raggiunte fin’ora dai singoli Stati. L’escamotage messo a punto prevede che i pagamenti una tantum vengano presentati come l‘acconto di quanto verrà chiesto a chi ha soldi in Svizzera dopo l’approvazione di un accordo complessivo tra i Paesi dell’Unione.

Scongiurato il veto di Bruxelles, anche Mario Monti, che insieme a tutti i partiti ha sostenuto la necessità di un intervento sui capitali evasi a patto di muoversi nel quadro di un’intesa comunitaria, non avrebbe più alibi.
L’Italia, cosa aspetta?
Se i capitali evasi e occultati in Svizzera venissero tassati tra il 20% e il 30% avremmo un introito compreso tra 30 e 45 miliardi di euro. Un gettito che porterebbe una bella boccata di ossigeno al nostro asfittico Erario. Con buona pace dei contribuenti onesti.

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