Canone Rai addio: lo pagherà la Lotteria Italia. E’ bufera sulle frequenze

Ecco le prime (attendibili) indiscrezioni sul destino di uno dei balzelli più invisi agli italiani

In attesa del decreto di novembre che dovrebbe finalmente porre fine al tormentone sul canone Rai, ecco le prime (attendibili) indiscrezioni sul destino di uno dei balzelli più invisi agli italiani. 
La notizia è anticipata da Aldo Fontanarosa e Ettore Livini per Repubblica e potrebbe porre fine al controverso bollettino, ‘sostituendolo’ con… un biglietto della Lotteria Italia.
I telespettatori italiani finanzieranno così la televisione di Stato acquistando i biglietti della storica Lotteria, che un tempo era di Capodanno.

Ma non solo. A integrare le entrate provenienti dalla Lotteria è possibile che subentri un’imposta di consumo per alcune tipologie di acquisti (probabilmente si tratterà di prodotti di fascia alta), legata alla capacità di spesa delle famiglie. 

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Occorrerà attendere il decreto per verificare se davvero gli italiani potranno dire addio al finanziamento RAI attraverso il bollettino (e salutare l’avvio le nuove formule più occulte di reperimento fondi da destinare alla tv di Stato). Intanto, ciò che è appena avvenuto nell’ambito del noleggio delle frequenze Tv ha sollevato il problema di un altri canoni, suscitando non poco malcontento.

CONCESSIONE FREQUENZE (QUER PASTICCIACCIO BRUTTO…)

Rai e Mediaset verseranno ciascuna 13 milioni annui per l’uso dei cinque multiplex (tecnica di trasmissione/diffusione del segnale televisivo digitale) che al momento hanno in concessione per la durata di 18 anni.
Il vecchio sistema imponeva ai broadcaster di versare l’1% del fatturato editoriale; pertanto Rai e Mediaset nel 2013 avevano pagato all’erario rispettivamente 20,3 milioni di euro e 26 milioni di euro.
Uno sconto non indifferente e non giustificato, soprattutto dopo le critiche dell’Unione europea, le riserve del governo italiano e la netta contrarietà dei piccoli editori, a partire da La7.
L’AGCOM ha infatti approvato a maggioranza la riforma dei canoni delle frequenze tv, adottando una delibera  dei contributi annuali per l’utilizzo delle frequenze televisive terrestri che trasferisce l’onere a carico dei soggetti assegnatari delle frequenze, ossia – dopo il passaggio al sistema digitale – degli operatori di rete, in base al numero e alla qualità della frequenze e non più alla ricchezza che producono. Le piccole emittenti televisive saranno tenute a pagare proporzionalmente di più e le casse dello Stato riceveranno minori introiti.
La decisione ha mosso dure critiche da parte dell’ala Pd in commissione vigilana RAI. "Si tratta di una forzatura immotivata e gravissima la cui responsabilità ricade sui commissari nominati dal centrodestra" ha dichiara in una nota Vinicio Peluffo. Mentre per  Michele Anzaldi "I nuovi canoni per le frequenze, varati a maggioranza dall’Agcom con il voto contrario del presidente Cardani, rappresentano un grave danno all’Erario per la riduzione degli introiti per lo Stato e rischiano di essere il colpo letale per le tv private e locali, quelle sopravvissute in questi mesi alla grave crisi economica che ha colpito il settore".

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