Canone in bolletta e a.d. scelto dal governo. Ecco la nuova Rai

Queste le principali innovazioni della governance Rai immaginate da Renzi

Il governo continua a lavorare su un’ipotesi di governance della Rai che superi la legge Gasparri e che possa finalmente allontanare i partiti politici dalla tv pubblica. La direzione è però quella di un controllo slegato dal Parlamento ma ancora più diretto da parte del governo, che immagina di nominare un amministratore delegato con poteri ampi, come in qualunque azienda privata. "Modello codice civile", spiegano nel governo. E per il canone è sempre più probabile l’inserimento in bolletta elettrica.

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L’AMMINISTRATORE UNICO – Il primo punto, come detto, è quello di cambiare l’architettura della tv pubblica con un vero amministratore delegato, con poteri ampi, come in qualunque azienda privata. E nominato direttamente dall’esecutivo, circostanza che non mancherà di far discutere se l’intento è quello di far uscire la politica dalla Rai. Il modello, studiato da tempo a Palazzo Chigi fa perno sulla separazione netta tra la gestione e il controllo. "L’importante – anticipa Renzi – è affidare a un amministratore la responsabilità di guidare l’azienda senza continuamente mediare con il Cda sulle scelte operative. Se non porta risultati viene cacciato via, ma deve poter decidere come fanno tutti i manager". Resta ancora aperto il problema di "quale equilibrio di potere tra chi nomina l’amministratore e chi controlla". In sostanza il nodo non è stato ancora sciolto. (Continua sotto)

IL FUTURO DELLA VIGILANZA – la Vigilanza (ovvero i partiti) sarà privata del potere decisivo che le ha affidato la legge Gasparri, ovvero quello di indicare i nove membri del Consiglio d’amministrazione. Dunque va individuato l’organo cui spetterà l’indicazione del cda. Un’ipotesi porta a un Consiglio di sorveglianza con membri nominati dal governo e dall’Autorità di garanzia. Il quale, a sua volta, dovrebbe scegliere il Cda vero e proprio, ridotto da nove a cinque componenti. Una seconda ipotesi allo studio riporta invece tutto in capo al Parlamento (che non convince la presidenza del consiglio perché verrebbe meno la separazione tra gestione e controllo), al quale resterebbe l’elezione del Cda come del resto elegge altri organi di garanzia quali i componenti della Consulta o del Csm.

CANONE IN BOLLETTA – L’esecutivo ha inoltre deciso che è giunta l’ora di inserire il canone nella bolletta elettrica già dal prossimo anno. In modo da azzerare la mostruosa evasione dell’imposta. Chi non paga il canone si vedrà staccare la luce, ma l’importo sarà dimezzato rispetto agli attuali 113 euro (LEGGI QUI COME FUNZIONERA’ IL CANONE IN BOLLETTA).

CONTRATTO DI SERVIZIO – L’altro grande capitolo riguarda il contratto di servizio pubblico, che disciplina i rapporti tra lo Stato e la tv pubblica. Quello attuale è scaduto nel 2012, e il governo ha intenzione di sfruttare l’occasione del rinnovo per ridefinire la «mission» della Rai. Il presidente della Vigilanza, Roberto Fico, ne ha già discusso con il sottosegretario Giacomelli e ha lanciato una campagna online («Firmerai.it») per sollecitare il ministero a firmare il nuovo contratto. Contratto che prevede «più protezione per i bambini, più lingue straniere, più servizi per i disabili, più trasparenza». Per assicurare una programmazione di lungo periodo, la durata del contratto da triennale viene reso decennale. Così da consentire alla Rai di conoscere in anticipo quanto incasserà dal gettito statale di anno in anno.

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