Bonus bebè, estensione a cinque anni

Ipotesi di estendere il bonus dai 3 ai 5 anni di età del bambino

L’Italia è il Paese europeo con il più basso indice di natalità. E la colpa non è da ricercarsi solo nei problemi fisici e nelle difficoltà di gestione tra lavoro e vita familiare delle coppie di oggi: il fattore “bilancio di famiglia” pesa e non poco. Molti giovani, così, finiscono per rinviare la nascita del primo bambino in un’età in cui, invece, la capacità di procreazione cala drasticamente. Ben lo sa il Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin che lancia il “Fertility Day” per ogni futuro 7 maggio e, nello stesso tempo, anticipa la possibilità di un’estensione del bonus bebè dagli attuali tre ai primi cinque anni di vita del bambino: un segnale per incoraggiare le famiglie.

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Durante la presentazione del primo Piano nazionale per la fertilità, Lorenzin ha voluto spiegare che il sostegno alle famiglie con il bonus è un primo passo concreto. Non certo sufficiente, ma un segnale importante. (Continua sotto)

Proprio l’8 maggio scorso l’Inps ha diffuso le istruzioni operative per la richiesta del bonus bebè, che attualmente vale 80 euro al mese per i primi tre anni di vita del bambino, a partire da quelli nati dal 1° gennaio 2015. Un importo che spetta, però, ai nuclei con reddito certificato Isee non superiore ai 25mila euro annui e che raddoppia a 160 euro nei casi di famiglie che non superano i 7mila euro.

Se dovesse divenire, come anticipato dalla Lorenzin, una misura strutturale ed estesa ai primi cinque anni di vita del bambino, ogni anno le famiglie riceverebbero ben 960 euro.

E poiché il bonus bebè non concorre alla formazione del reddito, il contributo è cumulabile ad altre forme di sostegno previste dal Governo, compresi gli 80 euro di Renzi.

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