Bollo sul deposito titoli, un’imposta “regressiva”: avvantaggia i grandi patrimoni

L'aumento previsto dalla manovra risparmia i depositi fino a 50mila euro. Ma non punisce nemmeno i conti milionari. Ecco come ridurre il peso fiscale

Una delle misure più criticate della manovra è quella che colpisce il deposito titoli. L’accusa principale all’aumento dell’imposta di bollo sugli estratti conti periodici è la “regressività” cioè il contrario del principio, sancito dalla Costituzione, della “progressività delle imposte” secondo cui paga di più chi possiede o guadagna di più.

Questo è vero ma in parte. In realtà è un imposta che avvantaggia i contribuenti ai due estremi della piramide e penalizza quelli al centro.

L’aumento non riguarda i piccoli risparmiatori, quelli con un patrimonio fino a 50mila euro, che continueranno a pagare il bollo attuale di 34,20 euro all’anno. Per i patrimoni superiori l’imposta cambierà in due tappe, un primo aumento a partire da quest’anno e un secondo dal 2013.

Ecco la ripartizione per scaglione e per date:
 

 Importo del deposito:  2011-2012
 Dal 2013
 •  fino a 50.000 euro  € 34,20  € 34,20
 •  da 50.000 a 150.000 euro  € 70  € 230
 •  da 150.000 a 500.000 euro  € 240  € 780
 •  oltre 500.000 euro  € 680  € 1.100

Il vantaggio per i redditi più alti è evidente: poiché si tratta di un’imposta fissa è facile capire che più è alto il patrimonio meno si paga in proporzione. Facciamo alcuni esempi di tassazione a regime (cioè dal 2013) con diversi patrimoni:

  su un patrimonio di 60mila euro si pagheranno 230 euro di bollo, cioè lo 0,38%:

  su un patrimonio doppio di 120mila euro si pagheranno sempre 230 euro di bollo, che è lo 0,19% cioè la metà;

  su un patrimonio di 200mila euro si pagheranno 780 euro di bollo: la tassazione risale allo 0,39%;

  su un patrimonio di 1 milione di euro si pagheranno 1.100 euro di bollo, cioè solo lo 0,11%.

E così via: più si sale più la tassazione  in proporzione scende. Per un ampia fascia di patrimoni intermedi – quelli che vanno dai 50 ai 500mila euro – c’è una tassazione a “N” cioè altalenante: alta all’inizio dello scaglione, scende fino al limite superiore dello steso scaglione e poi risale di botto.

Accorpare o spezzare per ridurre il peso fiscale

E’ evidente che per chi ha vari dossier titoli superiori al mezzo milione di euro conviene accorparli in unico conto deposito e pagare l’imposta una volta sola.

Ma, come osserva Repubblica Affari & Finanza, non sempre questa scelta è la più conveniente: “per patrimoni inferiori o anche un po’ superiori a tale cifra può convenire addirittura il contrario, ovvero spezzare il patrimonio in due o più depositi. Attualmente per esempio con 170mila euro di titoli si verrebbero a pagare 240 euro l’anno, mentre con due depositi da 140 e 30 mila euro solo 104 euro complessivi. Sono 135 euro in meno: e le commissioni di amministrazione di un deposito titoli aggiuntivo sono di regola minori”.

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